• «RICONOSCERE IL SIMILE NEL DISSIMILE: PRESUPPOSTO DELLA PACE» [Beibei Zhang]
sabato 17 agosto 2013
• Egitto in fiamme
giovedì 1 agosto 2013
• Il senatore operaio, Maurizio Vigiani
3. Significativa in proposito l’introduzione al libro. «E’ una delle tante storie che hanno fatto la storia di alcune grandi imprese di Firenze. È una delle storie che hanno fatto la storia dell’impegno sindacale, sociale, cooperativistico, della realtà fiorentina. È una delle storie che hanno fatto la storia dei grandi partiti popolari di questo Paese, quando i partiti organizzavano la partecipazione popolare alla politica nazionale. »[dal testo Butini] Senza dimenticare nello scenario post-belllico che i partiti (con la “P” maiuscola) tendevano a riportare ad unità non solo ideologica, ma anche organizzativa ogni struttura che incidesse sul “bene comune”. L’humus nel quale i cattolici ‘in politica’ affondavano per il rinnovamento dello Stato dei suoi momenti deliberanti era quello indicato dalla dottrina sociale della Chiesa, riletto anche alla luce delle esperienze delle attività caritative verso gli ‘ultimi’, della lotta partigiana e di tutti i fenomeni che la caratterizzarono unitamente alle esperienze maturate nelle parrocchie e nelle associazioni (manifeste e clandestine).[Il caso mugellano costituì solo uno dei tasselli del mosaico dell’impegno dei cattolici nella Resistenza toscana. Basti pensare al ruolo determinante che esercitarono i fucini di don Angeli e mons. Tintori a Livorno.] Vigiani è letto come esempio tra quelli che videro impegnate nell’immediato dopoguerra persone appassionate, legate strettamente al territorio ed alle culture che ivi si confrontavano ed alimentavano. Cattolico impegnato «è testimonianza di uno stile di vita»: manifestazione «di una identità storica e politica»; «memoria di un etica del lavoro e del dovere»; che vede nella formazione alla solidarietà un preciso punto di riferimento. Aveva chiaro che il segmento della polis e quello del mondo del lavoro, che era chiamato a rappresentare, non consentivano assenze, superficialità o non conoscenze. [La Pira alla Costituente ebbe a dire: «I cittadini sono membri attivi di tutto quel tessuto di Comunità che fa del corpo sociale un corpo ampiamente articolato e differenziato, un democrazia organica, diversa da quella individualistica, democrazia nello stato, democrazia nella comunità professionale, nella comunità di lavoro, nella comunità territoriale e così via»] Nel suo impegno ne tenne sempre conto sia nell’attività parlamentare che in quella associativa (come si può evincere dai capitoli del FARE che presiedono alla seconda parte del libro. Talvolta faticava a evitare - come tipico di quel momento a livello generale - sovrapposizioni di ruolo imposte da fenomeni organizzativi e politici; caratteristici dei fenomeni di transizione da uno scenario recente ad uno nuovo. Ma questo non indebolì mai il suo impegno politico ed amministrativo nonché la sua pressione. L’episodio della Faentina e la proiezione strategica verso la Romagna è emblematicomartedì 22 gennaio 2013
• Liste elettorali pulite?
La legislatura, ormai al termine, è stata costellata da una eccezionale ondata di scandali che ha suscitato un’altrettanto eccezionale ondata di sdegno. Il grillismo ne è una palese testimonianza, così come l’alta percentuale di chi dichiara - al momento - l’intenzione di astenersi dal voto o di presentare scheda nulla.• USA. OBAMA. - The Inauguration day 2013
La ‘inauguration’ di Obama è stata assai chiara e decisa. Cerimonia lineare ed efficace, tutta tesa ad esaltare la necessità e l’urgenza dell’unità del popolo americano nella solidarietà e nella conferma del rispetto per il ‘diverso’ - (pur nei limiti dello spazio culturale presente e possibile nell’insieme degli Stati Uniti, con particolare attenzione alla ‘inclusività’ costitutiva dell’insieme). “Dio ci benedica: noi, il popolo”. L’alternanza dei richiami verbali e delle esecuzioni corali ed individuali, è stato elemento costituivo e di sostegno. La ribadita urgenza del ‘fare’ ed ‘agire’, qui e subito (per l’ambiente, per l’occupazione e per l’accoglienza rinnovata alle intelligenze emergenti anche all’estero): un impegno permanente a raggiungere gli obiettivi già delineati nel suo primo insediamento di quattro anni fa, ora ancor più credibile per la maggiore libertà operativa che il secondo mandato rende possibile. La chiusura non poteva che essere data dall’inno ‘star spangled banner’, il suo inno nazionale. Sguardo al futuro senza ignorare la realtà dalla quale si parte. L’invocazione della benedizione di Dio, il necessario corollario.Ho pensato a noi ed a quanto poco potremmo avere da invidiare se fossimo consapevoli ‘veramente’ della nostra Costituzione e della nostra storia.
lunedì 15 ottobre 2012
• Bersani e Renzi. Una tappa per il cambiamento?
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Il quesito di questi giorni. Nelle primarie per la scelta del candidato del centro-sinistra prevarrà il professore (ex benzinaio) o il sindaco (scout)?
L’annunciata uscita volontaria di Veltroni dalla rappresentanza parlamentare, l’impegno di Renzi per un ricambio degli aspiranti alla gestione di un Governo del Paese e la candidatura regionale della Serracchiani mi hanno fatto ripensare ad alcuni slides da me composti ed usati negli anni 95-99 in percorsi di formazione - orientati soprattutto a giovani con voglia di impegno civile ed a giovani che si azzardavano per la prima volta sul fronte della professione.
Ho di conseguenza particolarmente apprezzato la sortita di Veltroni, la ricerca di ricambi di ruolo e di nuove combinazioni di schemi di potere da parte di voci diverse dalle attuali (come nel caso di Renzi e Serracchiani, nonostante la mia stima per Bersani).
È vero che tutto questo sta prendendo corpo in un quadro generale assai ‘pesante’ che potrebbe richiedere una particolare prudenza. È tuttavia anche vero che la realtà socio-politica con la quale ci stiamo misurando - assai complessa ed articolata - non può prescindere da entrambi i comportamenti richiamati.
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domenica 23 settembre 2012
• Principi inderogabili e capacità/possibilità di stare insieme
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| Renato Natali- Uscita dal teatro |
giovedì 6 settembre 2012
• Il profilo del sindacalista
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| card. Carlo Maria Martini |
sabato 12 maggio 2012
• Smart card al posto dei tickets?
lunedì 7 maggio 2012
• Elezioni amministrative italiane
Mi pare che una 'bella' fetta di elettori abbia voluto inviare un primo robusto avviso di sfratto ai gestori di un sistema in ritardo di cambiamento. Un'altra sia corsa verso un disimpegno da delusione. Un'altra ancora (il PDL) si stia sfarinando più del prevedibile. Il 'bene comune' richiede un rinnovato impegno di tutti: giovani e vecchi, maschi e femmine, carichi di formazione o meno.
venerdì 27 aprile 2012
• 1° Maggio 2012 - Uno sguardo al futuro

Nel momento drammatico che stiamo vivendo in ricerca di una nuova strutturazione del LAVORO a livello planetario, impegniamoci sempre di più e più efficacemente (in conoscenza ed iniziative) per fare fronte ad antiche e nuove servitù e povertà, agli egoismi derivati dalla ricerca di accumulazione fine a sé stessa.
venerdì 13 aprile 2012
• Due esasperazioni inaccettabili
martedì 3 aprile 2012
· Investimento fiduciario e formazione
domenica 13 novembre 2011
Livorno, svegliati !

martedì 1 novembre 2011
• Lavoro oggi. E domani?
Il grande accumulo del debito nel paesi occidentali si traduce in un carico sui giovani. Abbiamo consumato di più di quanto era lecito ed abusato nell’uso incontrollato di strumenti come quello finanziario, ponendo in sottordine la centralità della persona e della famiglia, scaricando il peso sulle generazione future.
L’urgenza immediata propone spesso la visione parziale di un fenomeno - sia nel momento del processo che in quello del prodotto. È quello che sempre più spesso accade e le cui conseguenze possono far perdere la necessaria visione d’insieme che permette un vero confronto o - quando necessario - una riprogettazione. Ma processo e prodotto non possono espropriare il ‘primo piano’ al bisogno (o ritenuto tale) al quale si intende far fronte. ‘Primo piano’: espressione che esalta la differenza con la parola ‘centralità’ che può essere attribuita al soggetto da soddisfare oppure allo strumento col quale si intende giungere alla soddisfazione del bisogno. Nel nostro Paese, in particolare, anche per la strutturazione complessiva del sistema ‘impresa’ (funzionale alla dimensione medio-piccola) fino a tempi recenti si è cercato di mantenere centralità all’uomo e comunque al lavoro che ne sosteneva strategie ed obiettivi - anche parziali. Col progressivo ripensamento delle ideologie europee affermatesi negli ultimi due secoli ed i precipitati produttivo/finanziari che via via avevano indotto nelle varie aree del globo si giungeva allo stadio attuale, alla cosiddetta ideologia di mercato ed alla esaltazione del fattore tempo come momento determinante di ogni scelta e del suo sfruttamento.
Occorre armonizzare la capacità imprenditoriale con una solidarietà capace di dare risposte al cambiamento ed alle mutate condizioni organizzative dei ruoli all’interno delle famiglie e delle Comunità di vario livello. Si deve porre attenzione a chi sa usare le risorse; creare impresa e lavoro. Perché "se una scelta apparentemente generosa come quella di distribuire i guadagni tra i lavoratori impedisce la crescita dell'azienda, dell’investimento e dell’occupazione, allora in realtà non è stata una scelta generosa"; non è stata una scelta per diritti, ma la loro negazione.Attuale contingenza: centralità dello strumento finanziario e riduzione dell’uomo ad osservatore subordinato ed occasionale, ridotto a puro strumento funzionale; il lavoro con la ricerca come momenti da rendere sempre più soggetti ai meccanismi di accumulazione di chi controlla i gruppi che determinano scelte e strutturazioni.Il nostro Paese ha risentito più di altri di progressivo arretramento perché più di altri aveva cercato risposte in progress alla centralità dell’uomo, alla solidarietà ed alla uguaglianza, alle dinamiche comunitarie ‘positive’. Oggi si trova di fronte alla urgenza di tamponare la discesa che viene imposta dall’interno (col permanente richiamo ad una economia reale fai da te ed esterna a qualsiasi tipo di strategia) e dall’esterno (tentando di non essere travolta dalle degenerazioni strumentali finanziarie, troppo spesso di sola origine speculativa).Tutto questo ha comportato anche che lo strumento ‘organizzazione del lavoro’ fosse rivisto - il più efficacemente possibile - in funzione dei mutati processi ed obiettivi, anche traguardati al fattore ‘tempo’. L’organizzazione del lavoro e dell’impiego delle professionalità imponeva ed impone una flessibilità ‘ad ogni costo’ che ha provocato, provoca e provocherà alterazioni profonde non solo all’interno delle imprese - piccole e grandi - ma anche nella Comunità a livello di territorio e delle famiglie. Per sostenere questo tipo cambiamento da anni si è favorito l’affermazione di una cultura che destabilizzasse prima di tutto ruoli e legami nelle unità familiari; mantenesse il più possibile il fermo alla mobilità sociale, avviata negli anni ’50; cercasse strutture istituzionali che riducessero la qualità e la quantità della partecipazione alle decisioni comunitarie (in nome della velocizzazione del sistema gestionale); impoverisse sempre di più la reattività etica di singoli e gruppi ed esaltasse - in qualsiasi modo - l’homo homini lupus desacralizzante.Il mondo dei lavoratori e delle lavoratrici ha cercato da sempre di controllare un tal sistema (pur nella consapevolezza che è solo una delle componenti che possono incidere ed affermare strategie). Il sistema contrattuale ha cercato di rimediare alle degenerazioni in atto, pur consapevole dei limiti imposti dalla strutturazione sindacale (che pure ha visto un periodo di ricerca e di formazione qualitativa molto importante col Centro Studi di Fiesole) e di quella istituzionale di partecipazione alla formazione delle decisioni. Ma il sistema contrattuale ha un limite nella possibilità di disporre agilmente del diritto di sciopero e di tale diritto nei fatti è difficile disporre quando si raggiungono tassi di mancanza di lavoro o livelli retributivi a malapena adatti a far fronte alla sopravvivenza personale e, molto meno a quella della famiglia; quando ‘scientificamente’ si procede alla destrutturazione del sistema welfare esistente senza predisporre alternative. Non dimentichiamo mai che flessibilità per non essere equivalente alla precarietà (che è l’atto più distruttivo e suicida di un territorio) deve essere sempre coniugata con un rafforzamento dello welfare.
sabato 8 ottobre 2011
• Previsti gli Stati Generali del Comune di Livorno
C’è indubbiamente urgenza e necessità di confronto ampio ed approfondito sull’assetto della città e del territorio sulla stessa incidente, delle destinazioni d’uso del territorio (anche in considerazione degli importanti cambiamenti degli ultimi anni). È giunto il momento di rileggere e, forse, in parte da riscrivere il progetto per la città ed il suo naturale hinterland tenendo conto e riesaminando i processi infrastrutturali in modo che si possa superare l’attuale progressivo isolamento in atto. Non è facile stare insieme come cittadini che operano nel territorio, in autonomia e con ruoli diversi (negli strumenti associativi che operano, o dovrebbero operare, in funzione della efficacia e della efficienza delle istituzioni, ad ogni livello; oppure in rappresentanza di specifici interessi socio-economici e/o culturali). Troppo spesso infatti corriamo il rischio di avvitarci su singole parzialità dimenticando l’equilibrio d’insieme che è necessario e non eludibile. Troppo spesso su singoli soggetti e persone si sommano ruoli tra loro non compatibili. Troppo spesso chi detiene (singolo o gruppo, piccolo o grande) un potere concreto anziché cercare una progettualità concertata, privilegia (quando lo fa) la ricerca del consenso su ciò che ha già deciso ed avviato.venerdì 9 settembre 2011
"Mai dire ormai"

lunedì 4 luglio 2011
• Urgente rifiuto della passività

mercoledì 25 maggio 2011
• Lo dico in ritardo, ma ... sono me

Lo scrivo in ritardo. In tempi nei quali ognuno è bene che si manifesti, di fronte a se stesso ed a chi lo conosce, per quello che è e che ha comunque scelto di essere.
Riflessione del 18 aprile.
"Vuoi impedirmi di agire, sentire e pensare in libertà? Vuoi programmare e progettare la mia partecipazione alla vita della mia famiglia e della Comunità nella quale mi sono liberamente inserito? Vuoi rendermi prono alla ideologia individualista e del consumo? Chiamami come ti pare (nero, rosso, turchino o del colore che preferisci) ti respingo, oggi; come ti ho sempre respinto: ieri e ieri l’altro.
Oggi è il 18 aprile: un anniversario di libertà - per tutti - che ne siamo consapevoli o meno e qualsiasi fosse la sponda sulla quale ci ponemmo: persone di cultura cattolica, socialista, comunista e laica. Silvio e corollari vari (comunque vi chiamate): non vi appartiene! Quello che state facendo in questi giorni al nostro Paese in tutti i settori lo dimostra."
lunedì 25 aprile 2011
• Celebrazione comunitaria delle festività e compatibilità negoziali

In questi giorni il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rispolverato un ‘antico’ problema delle città ad alto e medio flusso turistico. I lavoratori e le lavoratrici devono consentire totale o parziale flessibilità organizzativa degli orari di lavoro al sistema dei servizi e del turismo, funzionalmente agli afflussi dei visitatori ed ai loro consumi - piccoli e grandi, essenziali e meno essenziali? Renzi si è fatto avanti con qualche provocazione (a mio parere) di troppo nei confronti dei sindacati dei lavoratori e dei loro operatori rappresentativi; provocazione dal sapore di lega troppo bassa per la statura che può assumere come rappresentante istituzionale. Lascio volentieri quella sponda da quattro spiccioli.
Concentro la mia attenzione sul sistema orari coi quali devono fare i conti nell’arco dell’anno non solo i turisti ed i consumatori ma anche gli attori dei servizi ed i loro dipendenti. A me pare che ci sia fin troppa flessibilità e quasi tutta a carico dei prestatori d'opera. Ha ragione chi sostiene la necessità negoziata di adattamento alle condizioni locali per definire nel concreto riposi ordinari e straordinari. In tal modo si può tener conto dei processi di potenziale accumulazione e delle coerenze con tutto ciò che consente di mantenere la centralità della persona che vuol salvaguardare il proprio posto di lavoro e che ha il diritto/dovere di vivere nella famiglia e nella Comunità. La contrattazione territoriale di questo fattore organizzativo non può non definire regole che non tengano conto delle parti più deboli e meno organizzate in modo da non soccombere a convenienze opportunistiche degli uni o degli altri. Non a caso uno dei riferimenti centrali della dottrina sociale della Chiesa (come ben definito in un appunto divulgativo della diocesi di Pistoia) precisa: «Nella produzione dei beni, si deve tenere presente il primato dell'uomo sul lavoro (con tutte le conseguenze che il principio comporta), del lavoro sul capitale (con l'apertura a forme di comproprietà, di co-gestione, di azionariato operaio e simili), dei diritti delle persone rispetto al profitto e al libero mercato. L'economia va coniugata con l'efficienza, ma non a discapito della solidarietà. Per questo i principi ispiratori del neoliberismo sono stati rifiutati. La salvaguardia del creato è un limite invalicabile di ogni attività umana. L'uomo è chiamato da Dio a collaborare al compimento della creazione.»
L’ideologia del mercato e del consumo non può travolgere tutto e tutti; trasformare le persone in una subordinata delle merci e del denaro. Non hanno alcun senso rigidi schematismi né liberalizzazioni ‘selvagge’. Oltretutto il quadro deve essere ancor di più osservato da vicino, quando si constati che la sorveglianza pubblica del rispetto delle regole condivise di convivenza comuniaria (tutela del più debole rispetto al più forte) facciano acqua da tutte le parti.
lunedì 4 aprile 2011
• Una nebbia sta avvolgendo il diritto/dovere di parola dei nostri ragazzi

Un momento essenziale del 'vero' attacco alla SCUOLA (senz'altra aggettivazione) ed al futuro dei nostri ragazzi è questo. Si è aggredito a colpi di machete un sistema (che bene o male si era consolidato) senza porsi seriamente la domanda di 'come proseguire'. Per studiare e formarsi, anche professionalmente, occorrono più soldi (con effetti disastrosi sulla mobilità sociale), famiglie sufficientemente stabili (con presenza significativa di padri e madri), associazionismo giovanile finalizzato di supporto a prezzi bassissimi o quasi nulli, sistema degli orari (territoriale, familiare e personale) con flessibilità controllata, cultura territoriale svincolata da modelli imposti dall'ideologia dei consumi.
Fabio Luppino scrive su l’Unità di ieri, 3 aprile: «Non so come fare. Ho meno ore, non riesco a sentirli più. Ormai per il voto orale devo fare dei compiti scritti. L’anno scorso ne avevo 22, quest’anno 28. L’anno scorso avevo quattro ore di latino, quest’anno tre. Ma sono preoccupato: ogni volta che li chiamo sono sorpresi, non riescono ad esprimersi. È colpa mia? Non lo so, i miei colleghi mi raccontano le stesse cose».
Uno sfogo, uno dei tanti. Della riforma Gelmini nelle superiori si è parlato in teoria. I conti con la realtà si cominciano a fare, ora, nelle scuole: sono devastanti.
La generazione del monosillabo delle parole mozze, delle sigle per darsi affetto, così come si vanno forgiando invasi da facebook, a scuola trasferisce per intero l’incertezza lessicale. E non c’è tempo per rimediare. Il pittoresco Lorenzo creato da Corrado Guzzanti - che non riusciva nemmeno ad arrivarci al monosillabo, ma un rumore contorto usciva dalla sua voce per comunicare- è stato ampiamente superato, anche se la figura resta profetica visto che la parodia vide la luce ben prima dell’esplosione dei social forum. Nei licei la riduzione oraria è solo nelle prime classi. Negli altri istituti superiori è a regime in tutte e cinque le classi.”








