sabato 17 agosto 2013

• Egitto in fiamme



2013 - Ferragosto - ‘Beata vergine Assunta in cielo’ 
Quaranta chiese attaccate, di cui dieci cattoliche e trenta fra ortodosse, protestanti e greco-ortodosse. «Sono state razziate o date alle fiamme se non addirittura totalmente rase al suolo». Unico spiraglio: durante gli attentati, tanti musulmani si sono schierati al fianco dei copti. Gesto di solidarietà. Segno di speranza.
Il momento è terribile. Si ripropongono, aggravate, le degenerazioni riemerse prepotentemente negli ultimi due secoli. Stanno producendo i loro terribili effetti. 
La nostra generazione ha visto l'impegno universale di grandi pontefici e quello dei rappresentanti del ‘popolo di Dio’ nel Concilio Vaticano II. 
Seguiamo la lettura del Vangelo che essi ci hanno offerto e ci offrono. Né alcuno di loro, né qualcuno di noi vuole essere preda della follia dilagante né tantomeno esserne parte. 
Indifferenza, inerzia, passività devianti e superficiali partecipazioni ai drammi devono essere combattute. Mai dimenticare che violenza non scaccia violenza, ma la centuplica; che la prevenzione e la difesa non sono solo armate. 
Questo il ruolo col quale dobbiamo fare i conti. Questo il ruolo che hanno richiamato e richiamano i nostri Pontefici affidando un carico di responsabilità in più a chi fa del suo meglio per essere cristiano ed a chi si professa non credente. L'«unione fa la forza,» non è una frase qualsiasi da proporre di tanto in tanto, ma un impegno per cercare di risolvere problemi e raggiungere obiettivi. L'«unione» non è un ammucchiata informe (ferma nel tempo e nello spazio), ma renderci capaci di camminare insieme «per» nonostante le diversità presenti.

giovedì 1 agosto 2013

• Il senatore operaio, Maurizio Vigiani



Venerdì 26 luglio 2013, nell’ambito dei pomeriggi culturali del «Circolo Il Centro» [al Caffè Ginori di Castiglioncello di Livorno] è stato presentato il libro IL SENATORE OPERAIO di  Francesco Butini (editore Pacini). Relatori sono stati Ettore Bettinetti (ex segretario generale provinciale CISL di Livorno), Giuseppe Danesin (ex Sindaco di Rosignano M.mo - Livorno), on. Hubert Corsi (ex deputato). 
Viene qui trascritto il testo di commento e ‘provocazione’ di Bettinetti
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1. Il libro ripercorre l’esperienza parlamentare di Maurizio Vigiani durante la prima legislatura repubblicana, in particolare le elezioni politiche del 1948 a Firenze e nel Mugello e le successive iniziative parlamentari in Senato. «Il libro traccia un quadro delle prime elezioni politiche del dopoguerra a Firenze e provincia; esperienza comune anche a persone dei grandi partiti di massa. Viene descritta anche la città di La Spezia durante il fascismo nella quale il futuro «senatore operaio» lavorò e sono ripercorse le principali vicende delle Officine Galileo nella loro parabola dal ventennio fascista al disastro della conflitto mondiale. Dopo la guerra la nascita e l’affermazione anche a Firenze delle Acli, l’Associazione cristiane lavoratori italiani. Ne esce in sintesi uno spaccato di vita, in particolare, locale negli anni difficili della ricostruzione» e del cambiamento. L’autore Francesco Butini cerca di cogliere - riuscendoci -  bagliori e pennellate ‘vive’ per consentirci di ‘vedere’ la voglia di Vigiani ed il suo impegno di ‘non stare alla finestra’ e di essere parte partecipante della Comunità, in particolare a quelli più vicini alla propria esperienza diretta; di assaporare l’umanità e la cultura, di cui era portatore.
2. Il senatore operaio” o, come viene anche suggerito anche dall’autore, l’operaio senatore ?
Si vuole sottolineare che le modifiche costituzionali della Repubblica tendevano tra l’altro a consentire una mobilità sociale importante e a considerare che, diversamente da prima, chiunque - di qualsiasi ruolo operativo fosse titolare - avrebbe potuto avere il massimo incarico in libera rappresentanza dai suoi concittadini. 
Con la parola ‘operaio’, in questa dimensione, possiamo guardare a due momenti. Il primo che si riferisce soprattutto ad un segmento di società stratificato piramidalmente. Il secondo che guarda ad una figura di primo lavoratore mancante di garanzie ed assistenze autonome ed autosufficienti. 
Come si ricava da alcune considerazioni sulla realtà mugellana, la qualifica di operaio dimostrava come la rappresentanza della ‘classe’ non fosse solo delle sinistre.

3. Significativa in proposito l’introduzione al libro. «E’ una delle tante storie che hanno fatto la storia di alcune grandi imprese di Firenze. È una delle storie che hanno fatto la storia dell’impegno sindacale, sociale, cooperativistico, della realtà fiorentina. È una delle storie che hanno fatto la storia dei grandi partiti popolari di questo Paese, quando i partiti organizzavano la partecipazione popolare alla politica nazionale. »[dal testo Butini] Senza dimenticare nello scenario post-belllico che i partiti (con la “P” maiuscola) tendevano a riportare ad unità non solo ideologica, ma anche organizzativa ogni struttura che incidesse sul “bene comune”. L’humus nel quale i cattolici ‘in politica’ affondavano per il rinnovamento dello Stato  dei suoi momenti deliberanti era quello indicato dalla dottrina sociale della Chiesa, riletto anche alla luce delle esperienze delle attività caritative verso gli ‘ultimi’, della lotta partigiana e di tutti i fenomeni che la caratterizzarono unitamente alle esperienze maturate nelle parrocchie e nelle associazioni (manifeste e clandestine).[Il caso mugellano costituì solo uno dei tasselli del mosaico dell’impegno dei cattolici nella Resistenza toscana. Basti pensare al ruolo determinante che esercitarono i fucini di don Angeli e mons. Tintori a Livorno.]  Vigiani è letto come esempio tra quelli che videro impegnate nell’immediato dopoguerra persone appassionate, legate strettamente al territorio ed alle culture che ivi si confrontavano ed alimentavano. Cattolico impegnato «è testimonianza di uno stile di vita»: manifestazione «di una identità storica e politica»; «memoria di un etica del lavoro e del dovere»; che vede nella formazione alla solidarietà un preciso punto di riferimento.  Aveva chiaro che il segmento della polis e quello del mondo del lavoro, che era chiamato a rappresentare, non consentivano assenze,  superficialità o non conoscenze. [La Pira alla Costituente ebbe a dire: «I cittadini sono membri attivi di tutto quel tessuto di Comunità che fa del corpo sociale un corpo ampiamente articolato e differenziato, un democrazia organica, diversa da quella individualistica, democrazia nello stato, democrazia nella comunità professionale, nella comunità di lavoro, nella comunità territoriale e così via»] Nel suo impegno ne tenne sempre conto sia nell’attività parlamentare che in quella associativa (come si può evincere dai capitoli del FARE che presiedono alla seconda parte del libro. Talvolta faticava a evitare - come tipico di quel momento a livello generale - sovrapposizioni di ruolo imposte da fenomeni organizzativi e politici;  caratteristici dei fenomeni di transizione da uno scenario recente ad uno nuovo. Ma questo non indebolì mai il suo impegno politico ed amministrativo nonché la sua pressione. L’episodio della Faentina e la proiezione strategica verso la Romagna è emblematico
4. «I cattolici mugellani favorevoli al superamento del non expedit imposto dal Papa erano una minoranza a Borgo San Lorenzo, dove prevaleva tra i fedeli l’intransigente ostilità verso lo Stato che aveva usurpato Roma al Sommo Pontefice».
Trascorrevano anni di lento distacco dall’ordine gerarchico civile pre-esistente, di pesante incidenza culturale del ventennio fascista e di contraddizioni insolute nel passaggio dalla cultura e dalla organizzazione sociale sabauda a quella Toscana, più efficace ed efficiente. (Basti pensare allo strumento toscano della mezzadria! Tanto da essere ipotizzato anche per il nascente comparto industriale oltre che per quello agricolo. ) « Il primo dopoguerra nel Mugello venne segnato dalle prime lotte di mezzadri per modificare il loro contratto colonico, e queste lotte videro le organizzazioni cattoliche tra le protagoniste. Anni ’40-’50. Stavamo uscendo dal disastro della guerra e faticosamente affrontando dinamiche organizzative e sociali ‘nuove’ (per contenuti e modo di esprimersi), contestuali a processi produttivi e di servizio da reinventare ed a intensi flussi di mobilità. Si affacciano i primi problemi della comunicazione e della sua velocizzazione per far fronte agli impulsi dei consumi e delle sue ricadute finanziarie e di progressiva globalizzazione. Si pone in progress il fattore ‘accelerazione del tempo’. Il Quadro di Valori al quale fare riferimento ha una sua permanente validità: irriducibilità della persona allo Stato, non identificazione tra Stato e società civile, pluralismo, rappresentanza, partecipazione
5. Maurizio Vigiani era nato nel 1905 a Borgo San Lorenzo (Fi). Immerso nella cultura cattolica viveva in presa diretta ansie ed iniziative del cosiddetto “Mugello bianco”. Partecipa alle prime iniziative fiorentine del Partito Popolare di don Luigi Sturzo. Negli anni trenta riesce ad occuparsi come operaio presso i cantieri navali della Odero Terni Orlando. Rientra a Firenze per lavorare - sempre come operaio  - alle Officine Galileo. Cattolico e antifascista, partecipa nell’ultima parte della guerra alla nascita a Firenze del nuovo partito della Democrazia Cristiana e delle ACLI. Nell’immediato dopoguerra fu segretario della Camera del Lavoro di Prato (in rappresentanza della Corrente Sindacale Cristiana - nella CGL scaturita dal Patto di Roma -, frutto di esperienze e scelte dei vari partiti del Comitato di Liberazione Nazionale). 
6. Seguì poi le vicende di ricomposizione che seguirono la scissione sindacale della CGL, aderendo alla CISL (che stava procedendo ad un riassetto unitario conseguente al rifiuto delle scelte ideologiche di PCI e PSI oltre che dalla profonda riforma delle politiche socio-economiche perseguite attraverso il metodo contrattuale e la concertazione; sostenuto da gruppi di autotutela e proposta in aree aziendali [Le SAS - Sezioni Aziendali Sindacali] gestiti direttamente dai lavoratori interessati ma unite federalmente nel territorio per la difesa e conquista di principi e strumenti di pressione e di lotta [Anziché operanti per segmenti professionali come nella struttura delle Trade Unions]
7. Il sindacato risentiva ancora fortemente della esperienza pre-fascista che vedeva la CGL porsi come espressione alternativa alle strutture socio-economiche presenti, (con forte legame con PCI e PSI)  - e la CIL [L’ultimo segretario generale prima del fascismo era stato Giovanni Gronchi, che fu eletto nel secondo dopoguerra Presidente della Repubblica] al ‘partito’ nel quale si riconoscevano gran parte dei cattolici e quelle strutture autonome promosse anche come conseguenza della dottrina sociale cristiana. (la cooperazione o il lavoro autonomo agricolo).  Entrambe si proponevano sia come struttura politica che come struttura  di servizio. L’impostazione che originava i loro interventi prima che le strutture di fabbrica - o comunque settoriali - investivano l’insieme dei problemi che si proponevano nel territorio. Non è un caso che lo stesso De Gasperi spingeva per un sindacato unitario, ma visto più come rilettura dell’esperienza corporativa di derivazione culturale cattolica, che di fatto avrebbe dovuto operare con limitata autonomia progettuale ed operativa - anche a livello di luogo di lavoro -  quindi come struttura sostanzialmente di servizio in subordine ai partiti per le scelte principali.  Non è un caso che la CISL sorta nel ’50 per volontà della Corrente Sindacale Cristiana, di gruppi di socialisti autonomisti e dalla Federazione Italiana del Lavoro ( Repubblicani, Socialdemocratici ed Azionisti) [Da una loro scissione congressuale nacque la UIL Unione Italiana del Lavoro] come processo innovativo rispetto alle esperienze dell’intero occidente, sia per dare una risposta alle politiche industriali emergenti ed ai nuovi strumenti organizzativi del sistema produttivo , sia alle proposte innovative derivanti dal ridisegnato ruolo sindacale. Non è un caso se il primo scontro durissimo della CISL fu con Costa, presidente della Confindustria.
8. «Eletto al Senato il 18 aprile 1948 per la Dc, non fu riconfermato nelle successive elezioni del 1953. Rientrerà a lavorare alle Officine Galileo, partecipando poi alla nascita della nuova società fiorentina Ote. Molto attivo anche nel mondo del volontariato (fu vice presidente vicario delle Misericordie d’Italia) ed in quello della cooperazione, tanto da essere per molti anni presidente dell’Unione provinciale fiorentina delle cooperative.» [Il virgolettato è tratto dal testo]

martedì 22 gennaio 2013

• Liste elettorali pulite?

La compilazione delle liste elettorali, tirata fino all’ultimo momento, si è trascinata in una trattativa interna ai gruppi dirigenti del PDL a dir poco indecorosa. 
La legislatura, ormai al termine, è stata costellata da una eccezionale ondata di scandali che ha suscitato un’altrettanto eccezionale ondata di sdegno. Il grillismo ne è una palese testimonianza, così come l’alta percentuale di chi dichiara - al momento - l’intenzione di astenersi dal voto o di presentare scheda nulla.
Non sono - e non sarò - un elettore dell'area berlusconiana e leghista, ma sono contento che quell'area abbia tentato - sia pure all’ultimo momento - di fare un po’ di pulizia nelle sue liste, a ciò spinta anche (forse, soprattutto) dalla scia delle conferme operative dei democratici del PD. 
Troppo poco ed in ritardo? Come cittadino ritengo importante per tutti che anche chi si è mostrato meno disponibile ad intraprendere quella traccia si sia dato una smossa ed abbia iniziato un percorso di questo genere. 
C'è ancora un bel po' da dissodare, ma hanno cominciato! dicono taluni [rilevando che pur sono ancora molti gli 'impresentabili' nelle liste del PDL, ove si adottassero i criteri adottati e già praticati dal PD]. Il più pulito c'ha la rogna, dicono altri (facendo erroneamente di ogni erba un fascio!) 
Per quanto mi riguarda, aspetto pazientemente una legge elettorale, diversa dall'attuale [ben poco democratico] 'porcellum', che consenta di esprimersi sulle persone e di riattivare il rispetto reciproco garantito dalla Costituzione repubblicana. Sono convinto che una buona seconda ondata andrebbe a buon fine, a cominciare da chi attualmente 'sminestra' in quel mondo.

• USA. OBAMA. - The Inauguration day 2013

La ‘inauguration’ di Obama è stata assai chiara e decisa. Cerimonia lineare ed efficace, tutta tesa ad esaltare la necessità e l’urgenza dell’unità del popolo americano nella solidarietà e nella conferma del rispetto per il ‘diverso’ - (pur nei limiti dello spazio culturale presente e possibile nell’insieme degli Stati Uniti, con particolare attenzione alla ‘inclusività’ costitutiva dell’insieme). “Dio ci benedica: noi, il popolo”. L’alternanza dei richiami verbali e delle esecuzioni corali ed individuali, è stato elemento costituivo e di sostegno. La ribadita urgenza del ‘fare’ ed ‘agire’, qui e subito (per l’ambiente, per l’occupazione e per l’accoglienza rinnovata alle intelligenze emergenti anche all’estero): un impegno permanente a raggiungere gli obiettivi già delineati nel suo primo insediamento di quattro anni fa, ora ancor più credibile per la maggiore libertà operativa che il secondo mandato rende possibile. La chiusura non poteva che essere data dall’inno ‘star spangled banner’, il suo inno nazionale. Sguardo al futuro senza ignorare la realtà dalla quale si parte. L’invocazione della benedizione di Dio, il necessario corollario.
NOI
Ho pensato a noi ed a quanto poco potremmo avere da invidiare se fossimo consapevoli ‘veramente’ della nostra Costituzione e della nostra storia.

lunedì 15 ottobre 2012

• Bersani e Renzi. Una tappa per il cambiamento?

Il quesito di questi giorni. Nelle primarie per la scelta del candidato del centro-sinistra  prevarrà il professore (ex benzinaio) o il sindaco (scout)?  
L’annunciata uscita volontaria di Veltroni dalla rappresentanza parlamentare, l’impegno di Renzi per un ricambio degli aspiranti alla gestione di un Governo del Paese e la candidatura regionale della Serracchiani mi hanno fatto ripensare ad alcuni slides  da me composti ed usati negli anni 95-99 in percorsi di formazione - orientati soprattutto a giovani con voglia di impegno civile ed a giovani che si azzardavano per la prima volta sul fronte della professione.
Ho di conseguenza particolarmente apprezzato la sortita di Veltroni, la ricerca di ricambi di ruolo e di nuove combinazioni di schemi di potere da parte di voci diverse dalle attuali (come nel caso di Renzi e Serracchiani, nonostante la mia stima per Bersani). 
È vero che tutto questo sta prendendo corpo in un quadro generale assai ‘pesante’ che potrebbe richiedere una particolare prudenza. È tuttavia anche vero che la realtà socio-politica con la quale ci stiamo misurando - assai complessa ed articolata - non può prescindere da entrambi i comportamenti richiamati.
Guardiamo gli slides.
1 - «Chi ritiene di aver speso molto di se stesso per la Comunità (in gruppi organizzati o individualmente, con maggiore o minore esposizione) è essenziale che si renda conto del limite oltre il quale deve rinnovarsi (in ruolo ed obiettivi personali); rituffarsi periodicamente in mare per non essere travolto dall’abitudine al ruolo ed al potere (piccolo o grande) col quale si è misurato fino a quel momento.»
2 - «Chi ritiene di essere così bravo in capacità di analisi e proposta da esporsi è essenziale che si sottoponga alla necessaria formazione nel ruolo perseguito (spesso senza neanche misurare la compatibilità della propria scelta e della propria potenziale professionalità con le urgenze della politica comunitaria). I corsi di formazione prepolitici con i professionalizzanti sono la strada da percorrere con serietà. (Se non ce ne sono nel proprio territorio, li si devono promuovere attraverso le associazioni o i gruppi organizzati - ovunque sia possibile farlo. E per far questo non può esserci limite di età; anche se la preferenza è soprattutto quella dei giovani trenta-quarantenni.)»


domenica 23 settembre 2012

• Principi inderogabili e capacità/possibilità di stare insieme

Renato Natali- Uscita dal teatro
È essenziale far politica e perseguire il bene comune, tenendo conto delle varie culture presenti, secondo regole e principi derivanti dal tipo di società che potenzialmente ci fa riconoscere come membri di una stessa Comunità. Questo non significa adottare come misura relativismo e individualismo ma cercare punti d'incontro quantitativamente e qualitativamente tali da tenerci insieme e dandoci metodi e comportamenti idonei ad una tale impostazione. Questo comporta che ricerca ed adozione del bene comune risentono della inevitabile mobilità culturale che è legata alla funzionalità degli strumenti di relazione resi disponibili ed accettati come punto di comunione. I cosiddetti principi inderogabili, dai quali per scelta non vogliamo rinunciare e che incidono nella definizione del Patto di convivenza tra diversi? Devono essere misurati operativamente sul punto di mediazione più alto che l'insieme delle varie culture presenti in un ambiente dato consente nel momento storico nel quale si opera.

giovedì 6 settembre 2012

• Il profilo del sindacalista


Ringrazio Roberto De Santis per aver ritrovato queste parole del card. Martini. Le unisco a quelle di mons. Ablondi rivolte a tutti coloro - progettisti, dirigenti, impiegati, operai - che lavoravano negli anni ’70 nel Cantiere Navale di Livorno (Una nave è frutto di una catena di mani che tutti accomuna in capacità, impegno solidale e responsabilità). Un abbraccio. Una spinta a costruire. Una lettura alla luce della dottrina sociale cristiana della corrente organizzazione del lavoro e della società. La conferma di un ruolo ‘per’ nel quale si sono ritrovati tanti uomini e donne scelti dai lavoratori e dalle lavoratrici nel sindacato.

Il profilo del sindacalista
card. Carlo Maria Martini
• Colui che si mette in leale rapporto con gli altri, responsabile dei diritti umani, capace di reggere l’utopia e di contagiare anche coloro con cui opera agli stessi suoi entusiasmi.
• Sa essere presente e sa motivare le scelte, conosce il più possibile il lavoro di ciascuno e perciò è competente, cerca di capire e guarda all’essenziale.
• Non ha preoccupazioni per propri interessi monetari e rifiuta il privilegio che è il tarlo di ogni convivenza.
• Preoccupandosi di ciascuno, difende non i soldi ma il valore delle persone, lottando anche per il giusto riconoscimento economico.
(Carlo Maria Martini)

sabato 12 maggio 2012

• Smart card al posto dei tickets?


Apprendiamo dalla stampa che si sta procedendo allo studio tecnico preliminare per la sostituzione del "sistema dei tickets" sanitari con un sistema di "franchigie" che consentirebbero a tutti un pagamento in base al reddito.
Il ministro della Salute intenderebbe rivoluzionare il meccanismo con cui gli italiani contribuiscono a far fronte alle spese della sanità. 
Ogni strumento non è in sé né buono né cattivo. 
Oltre al risparmio di gestione amministrativa conseguente, si devono far capire bene gli obiettivi che il legislatore si propone di conseguire anche rispetto ai principi di solidarietà, di egualitarismo nonché alla mobilità tra le classi sociali della società.

lunedì 7 maggio 2012

• Elezioni amministrative italiane

Mi pare che una 'bella' fetta di elettori abbia voluto inviare un primo robusto avviso di sfratto ai gestori di un sistema in ritardo di cambiamento. Un'altra sia corsa verso un disimpegno da delusione. Un'altra ancora (il PDL) si stia sfarinando più del prevedibile. 
Il 'bene comune' richiede un rinnovato impegno di tutti: giovani e vecchi, maschi e femmine, carichi di formazione o meno.

venerdì 27 aprile 2012

• 1° Maggio 2012 - Uno sguardo al futuro


Nel momento drammatico che stiamo vivendo in ricerca di una nuova strutturazione del LAVORO a livello planetario, impegniamoci sempre di più e più efficacemente (in conoscenza ed iniziative)  per fare fronte ad antiche e nuove servitù e povertà, agli egoismi derivati dalla ricerca di accumulazione fine a sé stessa.
Ci sostenga la speranza e si traduca nell’impegno a conoscere correttamente e  partecipare ‘insieme’ e ‘per’.

venerdì 13 aprile 2012

• Due esasperazioni inaccettabili

Quanto sta accadendo conferma che due nodi-chiave per la nostra democrazia sono tuttora non solo irrisolti ma confermati e posti in primo piano dai personaggi di questi giorni ( Bossi & family, in particolare). Da un lato: considerare la struttura pubblica e derivati una mucca da mungere - più o meno intensamente - a fini personali o di gruppo prima e piuttosto che un sostegno alla partecipazione della formazione delle decisioni. Dall’altro: considerare ‘democrazia partecipata’ ammucchiate emotive che somigliano più a forme di esaltazione collettiva, facilmente controllabili dalle aristocrazie del potere del momento. Due esasperazioni inaccettabili!

martedì 3 aprile 2012

· Investimento fiduciario e formazione


"L'amore, per poterlo ricevere, bisogna saperlo seminare e questo è il compito primario delle famiglie che purtroppo oggi, in molti casi, sono fonti non di amore, ma di odio e di conflittualità fra coniugi che minano la crescita e la spiritualità dei propri figli, allevando così dei ragazzi e ragazze privi di sentimenti e che intendono l'amore esclusivamente come atto sessuale, dimenticando che l'amore è saper voler bene, sapersi donare al prossimo, scoprendo così il bene che Gesù ha seminato in ognuno di no". 
Ma anche l'altra fonte essenziale per la formazione dell'uomo e della donna: la scuola, non scherza! «Le stesse forze dell'ordine riconoscono che il profondo degrado della nostra gioventù è causato in gran parte dall'assenza di educatori degni di tale nome, quali la famiglia e la scuola» Robusti richiami del vescovo Simone di Livorno in occasione della Via Crucis per le strade del quartiere della ‘Venezia’. Non nuovi, purtroppo. 
Richiami che confermano la crisi fortissima dell'investimento fiduciario dei cittadini verso le strutture portanti del sistema Paese e che riflettono quello delle strutture dello stare insieme. Che ci coinvolgono - volenti o nolenti -  in ogni momento del nostro vivere, convivere ed operare. Che contribuiscono alla nostra formazione di cittadini che non limitano la loro attenzione all’immediato e contingente, al ruolo sociale degli individui e non delle persone. Che pongono in sottordine il progetto di Amore, di cui tutti, consapevoli o meno, siamo portatori.

domenica 13 novembre 2011

Livorno, svegliati !



Ci voleva la tempesta perfetta per innescare il cambiamento. E così è stato e non poteva essere altrimenti. L’Italia si rimette in moto, come svegliata da un lungo torpore. Forse sono queste le condizioni migliori per farci veramente tirare fuori il meglio, per capire di quanto possiamo essere ancora degni della nostra breve ma intensa storia di rinascita continua.
Ora comincia il tempo per costruire e ricostruire. E sarà soprattutto a livello locale che si deve capire che ricomincia tutto. Lo dicono le analisi economiche, basti pensare che la torta più grossa del patrimonio dello stato è in mano agli enti locali (dalle caserme alle aziende partecipate passando per le megastrutture amministrative locali) e lo dice la decenza, laddove il patto di stabilità, politicamente, non sarà da vedere come il “dissanguamento “ dei poveri comuni (e non comuni poveri..) ma come una reale ristrutturazione di tutti quei livelli amministrativi che protetti dalla burocrazia fatta di procedure e pochi risultati di fatto schiacciano la società reale.
Questo significherà due cose. Innanzitutto riscoprire la vera politica, visto che quella che ci vendono, soprattutto a livello locale ne è solo una sottospecie, quando non è guerra tra bande, per come stiamo da troppo tempo assistendo a Livorno. In secondo luogo ci sono le competenze. Le competenze da riscoprire della vera politica, quella che tutti i giorni è al servizio vero e reale dei cittadini con capacità e umiltà, e le competenze dei cittadini che si possono mettere al servizio della comunità stessa, anche senza avere posti o poltrone. Basta politici inesistenti o presenti con due righe su facebook o che ti riempiono le mail di messaggi pieni di niente. La politica si fa coi fatti e i risultati, non con le intenzioni. 17 anni di Berlusconi ci hanno insegnato molto da questo punto di vista.
Chiedo quindi intanto a coloro che rappresentano Livorno a livello regionale e nazionale, che dai tempi delle elezioni per la verità si vedono un po’ poco in giro, magari di metterci al corrente di quanto fatto per la comunità intera che rappresentano. Una sorta di bilancio di mandato ad oggi su quanto richiesto e ottenuto. E’ chiedere troppo da chi abbiamo eletto e che deve riferire a tutta la comunità e non solo al partito da cui è espresso?
Per il resto sarebbe bello non rottamare ma “smaltire” in un inceneritore di ultima generazione il pessimo spettacolo che la politica livornese sta continuando incredibilmente a dare come se il mondo fosse sempre uguale. Come se gli ultimi due giorni non fossero esistiti. E capire che se i cittadini non si muovono la media della classe dirigente, salvo le eccezioni, rimarrà sempre quella che vediamo, pessima. Ma d’ora in poi, guardando ciò che succede in Italia e nel mondo, non avremo più scuse. Nulla sarà più scontato e l'equazione politica=ideologia è definitivamente sotterrata dalla realtà dei fatti, così come il voto “in automatico”. Basta non avere paura di svegliarsi.

martedì 1 novembre 2011

• Lavoro oggi. E domani?



Il grande accumulo del debito nel paesi occidentali si traduce in un carico sui giovani. Abbiamo consumato di più di quanto era lecito ed abusato nell’uso incontrollato di strumenti come quello finanziario, ponendo in sottordine la centralità della persona e della famiglia, scaricando il peso sulle generazione future. 
L’urgenza immediata propone spesso la visione parziale di un fenomeno - sia nel momento del processo che in quello del prodotto. È quello che sempre più spesso accade e le cui conseguenze possono far perdere la necessaria visione d’insieme che permette un vero confronto o - quando necessario - una riprogettazione. Ma processo e prodotto non possono espropriare il ‘primo piano’ al bisogno (o ritenuto tale) al quale si intende far fronte. ‘Primo piano’: espressione che esalta la differenza con la parola ‘centralità’ che può essere attribuita al soggetto da soddisfare oppure allo strumento col quale si intende giungere alla soddisfazione del bisogno.  Nel nostro Paese, in particolare, anche per la strutturazione complessiva del sistema ‘impresa’ (funzionale alla dimensione medio-piccola) fino a tempi recenti si è cercato di mantenere centralità all’uomo e comunque al lavoro che ne sosteneva strategie ed obiettivi - anche parziali. Col progressivo ripensamento delle ideologie europee affermatesi negli ultimi due secoli ed i precipitati produttivo/finanziari che via via avevano indotto nelle varie aree del globo si giungeva allo stadio attuale, alla cosiddetta ideologia di mercato ed alla esaltazione del fattore tempo come momento determinante di ogni scelta e del suo sfruttamento. 
Occorre armonizzare la capacità imprenditoriale con una solidarietà capace di dare risposte al cambiamento ed alle mutate condizioni organizzative dei ruoli all’interno  delle famiglie e delle Comunità di vario livello. Si deve porre attenzione a chi sa usare le risorse; creare impresa e lavoro. Perché "se una scelta apparentemente generosa come quella di distribuire i guadagni tra i lavoratori impedisce la crescita dell'azienda, dell’investimento e dell’occupazione, allora in realtà non è stata una scelta generosa"; non è stata una scelta per diritti, ma la loro negazione.
Attuale contingenza: centralità dello strumento finanziario e riduzione dell’uomo ad osservatore subordinato ed occasionale, ridotto a puro strumento funzionale; il lavoro con la ricerca come momenti da rendere sempre più soggetti ai meccanismi di accumulazione di chi controlla i gruppi che determinano scelte e strutturazioni.
Il nostro Paese ha risentito più di altri di progressivo arretramento perché più di altri aveva cercato risposte in progress alla centralità dell’uomo, alla solidarietà ed alla uguaglianza, alle dinamiche comunitarie ‘positive’. Oggi si trova di fronte alla urgenza di tamponare la discesa che viene imposta dall’interno (col permanente richiamo ad una economia reale fai da te ed esterna a qualsiasi tipo di strategia) e dall’esterno (tentando di non essere travolta dalle degenerazioni strumentali finanziarie, troppo spesso di sola origine speculativa).
Tutto questo ha comportato anche che lo strumento ‘organizzazione del lavoro’ fosse rivisto - il più efficacemente possibile - in funzione dei mutati processi ed obiettivi, anche traguardati al fattore ‘tempo’. L’organizzazione del lavoro e dell’impiego delle professionalità imponeva ed impone una flessibilità ‘ad ogni costo’ che ha provocato, provoca e provocherà alterazioni profonde non solo all’interno delle imprese - piccole e grandi - ma anche nella Comunità a livello di territorio e delle famiglie. Per sostenere questo tipo cambiamento da anni si è favorito l’affermazione di una cultura che destabilizzasse prima di tutto ruoli e legami nelle unità familiari; mantenesse il più possibile  il fermo alla mobilità sociale, avviata negli anni ’50; cercasse strutture istituzionali che riducessero la qualità e la quantità della partecipazione alle decisioni comunitarie (in nome della velocizzazione del sistema gestionale); impoverisse sempre di più la reattività etica di singoli e gruppi ed esaltasse - in qualsiasi modo - l’homo homini lupus desacralizzante. 
Il mondo dei lavoratori e delle lavoratrici ha cercato da sempre di controllare un tal sistema (pur nella consapevolezza che è solo una delle componenti che possono incidere ed affermare strategie). Il sistema contrattuale ha cercato di rimediare alle degenerazioni in atto, pur consapevole dei limiti imposti dalla strutturazione sindacale (che pure ha visto un periodo di ricerca e di formazione qualitativa molto importante col Centro Studi di Fiesole) e di quella istituzionale di partecipazione alla formazione delle decisioni. Ma il sistema contrattuale ha un limite nella possibilità di disporre agilmente del diritto di sciopero e di tale diritto nei fatti è difficile disporre quando si raggiungono tassi di mancanza di lavoro o livelli retributivi a malapena adatti a far fronte alla sopravvivenza personale e, molto meno a quella della famiglia; quando ‘scientificamente’ si procede alla destrutturazione del sistema welfare esistente senza predisporre alternative. Non dimentichiamo mai che flessibilità per non essere equivalente alla precarietà (che è l’atto più distruttivo e suicida di un territorio) deve essere sempre coniugata con un rafforzamento dello welfare.

sabato 8 ottobre 2011

• Previsti gli Stati Generali del Comune di Livorno


È annunciata la convocazione degli Stati Generali del Comune di Livorno.

C’è indubbiamente urgenza e necessità di confronto ampio ed approfondito sull’assetto della città e del territorio sulla stessa incidente, delle destinazioni d’uso del territorio (anche in considerazione degli importanti cambiamenti degli ultimi anni). È giunto il momento di rileggere e, forse, in parte da riscrivere il progetto per la città ed il suo naturale hinterland tenendo conto e riesaminando i processi infrastrutturali in modo che si possa superare l’attuale progressivo isolamento in atto. Non è facile stare insieme come cittadini che operano nel territorio, in autonomia e con ruoli diversi (negli strumenti associativi che operano, o dovrebbero operare, in funzione della efficacia e della efficienza delle istituzioni, ad ogni livello; oppure in rappresentanza di specifici interessi socio-economici e/o culturali). Troppo spesso infatti corriamo il rischio di avvitarci su singole parzialità dimenticando l’equilibrio d’insieme che è necessario e non eludibile. Troppo spesso su singoli soggetti e persone si sommano ruoli tra loro non compatibili. Troppo spesso chi detiene (singolo o gruppo, piccolo o grande) un potere concreto anziché cercare una progettualità concertata, privilegia (quando lo fa) la ricerca del consenso su ciò che ha già deciso ed avviato.

È urgente che ciascuno porga agli altri la propria progettualità e ne verifichi il grado di compatibilità reciproca. Specialmente quando si tratta di leggere uno strumento urbanistico che non può essere solo figlio di momenti speculativi e finanziari, ma anche rispettoso delle culture operanti nella Comunità, presenti o potenziali nonché delle dinamiche sociali e residenziali. Uno strumento sufficientemente flessibile; ma non ‘precario’ - cioè soggetto a modifiche ad ogni stormir di fronde secondo le convenienze contingenti dell’uno o dell’altro.
Il nostro territorio sta attraversando, già da tempo, una fase di stagnazione e di avvitamento su approssimazioni e piccole querelles.
È importante che ci sia la convocazione degli Stati Generali dell’area. Tanto più che In questi mesi recenti si sta cercando di rimpolpare la qualità dirigente locale con innesti dall’esterno del territorio. È essenziale, però, che si predefinisca metodo, finalità e tempi coi quali ciascun soggetto proporrà frutti e stimoli derivanti da un tale confronto a 360°; tappe funzionali ad obiettivi condivisi.

venerdì 9 settembre 2011

"Mai dire ormai"



Ricordo ad un anno dalla morte di un grande vescovo che si è donato ad una piccola diocesi.

"Sappiate che la peggiore delle parole è ormai. - Non lasciatevela sfuggire di fronte a voi stessi, a qualunque persona e neppure di fronte a Dio.
Traducetela in un'altra parola molto più bella: "«oltre»"; quell'«oltre» che vi rende capaci di andare oltre ogni insuccesso vostro, oltre ogni delusione di altri, oltre ogni peccato perché Dio vi è sempre vicino."
(mons. Alberto Ablondi, vescovo di Livorno, Sinodo dei giovani, 1997)
[da: Saggi di esperienze pastorali "mai latitante né invadente ... una chiesa, Alberto Ablondi, elledici 2005]

lunedì 4 luglio 2011

• Urgente rifiuto della passività



In questi giorni (ma non solo) qualcuno mi ha detto ‘Ma il sindacato cosa fa? quali proposte ha fatto o fa?’
Domande poste per il sindacato,in questo caso, ma poste anche per accompagnamento degli anziani, scout, gruppi di volontariato di varia qualità, comunque per associazioni costruite, organizzate, condotte e sostenute sulla base di quanto gli stessi aderenti cercano e vogliono. Come se quei gruppi o quelle associazioni (nate e volute per scelta volontaria) avessero necessità di altra investitura se non quella derivante da propria istanza o da propria ricerca; di altra funzionalità se non quella resa disponibile dagli aderenti stessi.
Si cerca qualcosa di preconfezionato (non importa da chi e per quale scopo) per assumerlo come punto di riferimento, icona del proprio obiettivo a corto raggio.
È così che si ricerca in gruppi ed associazioni ‘lontane’ dalla propria quotidianità accusando chi ci è più culturalmente vicino di assenze, indifferenze e silenzi. Qualcuno che corrisponda alla immagine che ci si è fatti della realtà circostante presente ed immobile o,meglio, che qualcuno ha contribuito a costruire per noi.
Mi è capitato più volte: ‘Voi della Cisl eravate in gamba negli anni ’70! Anche a Livorno, vicini a chi stava peggio, a sostenere le rivendicazioni più ardite ed innovative!’ Oggi, il sindacato non c’è: nemmeno la Cgil!
Quanti fratelli nella ricerca di un ruolo comunitario ’da cristiani’, hanno cercato la soluzione alla propria istanza in qualcosa di già strutturato solo in etichetta senza osservare la realtà nella quale erano immersi o occhieggiandola di rincorsa, senza avvertirne tutti i risvolti.
Ricordo un gruppo di persone di una piccola Comunità che negli anni’80 chiese un confronto con Cgil. Cisl e Uil localmente presenti. Colloquio ‘caldo’. Sotto ‘accusa’ c’erano le azioni per affermare alcuni diritti civili. I cislini ai loro occhi rappresentavano il surrogato del mondo operaio di allora. La Cgil la pietra paragone. Al termine ci vollero ‘identificare’ per rappresentanza. Il loro leader si rivolse a me chiedendomi dov’era la sede della Cgil perché ... voleva contattarmi ulteriormente! Il mio collega della Cgil ed io scoppiammo in una sonora risata.
In questi giorni qualcuno mi ha posto il problema della visita ed accompagnamento di anziani che non possono permettersi una badante ‘fissa’ e mi ha indicato di una qualche associazione esterna alla parrocchia come punto di riferimento. Gli ho risposto che sul piano nazionale due sono le sigle particolarmente attrezzate l’Arci (vicina alla sinistra) e l’Antea (vicina ai pensionati Cisl). Cercava qualcosa che fosse come l’Antea (per orientarci le persone di aree culturali simil-Cisl) e protestava perché nella sua zona non c’era. Ma la domanda avrebbe dovuto essere un ‘altra: «Che io sappia, l’Antea non c’è come posso fare - se proprio lo ritengo necessario - per contribuire a farla crescere anche qui?».

mercoledì 25 maggio 2011

• Lo dico in ritardo, ma ... sono me


Lo scrivo in ritardo. In tempi nei quali ognuno è bene che si manifesti, di fronte a se stesso ed a chi lo conosce, per quello che è e che ha comunque scelto di essere.

Riflessione del 18 aprile.

"Vuoi impedirmi di agire, sentire e pensare in libertà? Vuoi programmare e progettare la mia partecipazione alla vita della mia famiglia e della Comunità nella quale mi sono liberamente inserito? Vuoi rendermi prono alla ideologia individualista e del consumo? Chiamami come ti pare (nero, rosso, turchino o del colore che preferisci) ti respingo, oggi; come ti ho sempre respinto: ieri e ieri l’altro.

Oggi è il 18 aprile: un anniversario di libertà - per tutti - che ne siamo consapevoli o meno e qualsiasi fosse la sponda sulla quale ci ponemmo: persone di cultura cattolica, socialista, comunista e laica. Silvio e corollari vari (comunque vi chiamate): non vi appartiene! Quello che state facendo in questi giorni al nostro Paese in tutti i settori lo dimostra."

lunedì 25 aprile 2011

• Celebrazione comunitaria delle festività e compatibilità negoziali


In questi giorni il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rispolverato un ‘antico’ problema delle città ad alto e medio flusso turistico. I lavoratori e le lavoratrici devono consentire totale o parziale flessibilità organizzativa degli orari di lavoro al sistema dei servizi e del turismo, funzionalmente agli afflussi dei visitatori ed ai loro consumi - piccoli e grandi, essenziali e meno essenziali? Renzi si è fatto avanti con qualche provocazione (a mio parere) di troppo nei confronti dei sindacati dei lavoratori e dei loro operatori rappresentativi; provocazione dal sapore di lega troppo bassa per la statura che può assumere come rappresentante istituzionale. Lascio volentieri quella sponda da quattro spiccioli.

Concentro la mia attenzione sul sistema orari coi quali devono fare i conti nell’arco dell’anno non solo i turisti ed i consumatori ma anche gli attori dei servizi ed i loro dipendenti. A me pare che ci sia fin troppa flessibilità e quasi tutta a carico dei prestatori d'opera. Ha ragione chi sostiene la necessità negoziata di adattamento alle condizioni locali per definire nel concreto riposi ordinari e straordinari. In tal modo si può tener conto dei processi di potenziale accumulazione e delle coerenze con tutto ciò che consente di mantenere la centralità della persona che vuol salvaguardare il proprio posto di lavoro e che ha il diritto/dovere di vivere nella famiglia e nella Comunità. La contrattazione territoriale di questo fattore organizzativo non può non definire regole che non tengano conto delle parti più deboli e meno organizzate in modo da non soccombere a convenienze opportunistiche degli uni o degli altri. Non a caso uno dei riferimenti centrali della dottrina sociale della Chiesa (come ben definito in un appunto divulgativo della diocesi di Pistoia) precisa: «Nella produzione dei beni, si deve tenere presente il primato dell'uomo sul lavoro (con tutte le conseguenze che il principio comporta), del lavoro sul capitale (con l'apertura a forme di comproprietà, di co-gestione, di azionariato operaio e simili), dei diritti delle persone rispetto al profitto e al libero mercato. L'economia va coniugata con l'efficienza, ma non a discapito della solidarietà. Per questo i principi ispiratori del neoliberismo sono stati rifiutati. La salvaguardia del creato è un limite invalicabile di ogni attività umana. L'uomo è chiamato da Dio a collaborare al compimento della creazione.»

L’ideologia del mercato e del consumo non può travolgere tutto e tutti; trasformare le persone in una subordinata delle merci e del denaro. Non hanno alcun senso rigidi schematismi né liberalizzazioni ‘selvagge’. Oltretutto il quadro deve essere ancor di più osservato da vicino, quando si constati che la sorveglianza pubblica del rispetto delle regole condivise di convivenza comuniaria (tutela del più debole rispetto al più forte) facciano acqua da tutte le parti.

lunedì 4 aprile 2011

• Una nebbia sta avvolgendo il diritto/dovere di parola dei nostri ragazzi


Un momento essenziale del 'vero' attacco alla SCUOLA (senz'altra aggettivazione) ed al futuro dei nostri ragazzi è questo. Si è aggredito a colpi di machete un sistema (che bene o male si era consolidato) senza porsi seriamente la domanda di 'come proseguire'. Per studiare e formarsi, anche professionalmente, occorrono più soldi (con effetti disastrosi sulla mobilità sociale), famiglie sufficientemente stabili (con presenza significativa di padri e madri), associazionismo giovanile finalizzato di supporto a prezzi bassissimi o quasi nulli, sistema degli orari (territoriale, familiare e personale) con flessibilità controllata, cultura territoriale svincolata da modelli imposti dall'ideologia dei consumi.

Fabio Luppino scrive su l’Unità di ieri, 3 aprile: «Non so come fare. Ho meno ore, non riesco a sentirli più. Ormai per il voto orale devo fare dei compiti scritti. L’anno scorso ne avevo 22, quest’anno 28. L’anno scorso avevo quattro ore di latino, quest’anno tre. Ma sono preoccupato: ogni volta che li chiamo sono sorpresi, non riescono ad esprimersi. È colpa mia? Non lo so, i miei colleghi mi raccontano le stesse cose».

Uno sfogo, uno dei tanti. Della riforma Gelmini nelle superiori si è parlato in teoria. I conti con la realtà si cominciano a fare, ora, nelle scuole: sono devastanti.

La generazione del monosillabo delle parole mozze, delle sigle per darsi affetto, così come si vanno forgiando invasi da facebook, a scuola trasferisce per intero l’incertezza lessicale. E non c’è tempo per rimediare. Il pittoresco Lorenzo creato da Corrado Guzzanti - che non riusciva nemmeno ad arrivarci al monosillabo, ma un rumore contorto usciva dalla sua voce per comunicare- è stato ampiamente superato, anche se la figura resta profetica visto che la parodia vide la luce ben prima dell’esplosione dei social forum. Nei licei la riduzione oraria è solo nelle prime classi. Negli altri istituti superiori è a regime in tutte e cinque le classi.”