
• «RICONOSCERE IL SIMILE NEL DISSIMILE: PRESUPPOSTO DELLA PACE» [Beibei Zhang]
lunedì 4 luglio 2011
• Urgente rifiuto della passività

mercoledì 25 maggio 2011
• Lo dico in ritardo, ma ... sono me

Lo scrivo in ritardo. In tempi nei quali ognuno è bene che si manifesti, di fronte a se stesso ed a chi lo conosce, per quello che è e che ha comunque scelto di essere.
Riflessione del 18 aprile.
"Vuoi impedirmi di agire, sentire e pensare in libertà? Vuoi programmare e progettare la mia partecipazione alla vita della mia famiglia e della Comunità nella quale mi sono liberamente inserito? Vuoi rendermi prono alla ideologia individualista e del consumo? Chiamami come ti pare (nero, rosso, turchino o del colore che preferisci) ti respingo, oggi; come ti ho sempre respinto: ieri e ieri l’altro.
Oggi è il 18 aprile: un anniversario di libertà - per tutti - che ne siamo consapevoli o meno e qualsiasi fosse la sponda sulla quale ci ponemmo: persone di cultura cattolica, socialista, comunista e laica. Silvio e corollari vari (comunque vi chiamate): non vi appartiene! Quello che state facendo in questi giorni al nostro Paese in tutti i settori lo dimostra."
lunedì 25 aprile 2011
• Celebrazione comunitaria delle festività e compatibilità negoziali

In questi giorni il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha rispolverato un ‘antico’ problema delle città ad alto e medio flusso turistico. I lavoratori e le lavoratrici devono consentire totale o parziale flessibilità organizzativa degli orari di lavoro al sistema dei servizi e del turismo, funzionalmente agli afflussi dei visitatori ed ai loro consumi - piccoli e grandi, essenziali e meno essenziali? Renzi si è fatto avanti con qualche provocazione (a mio parere) di troppo nei confronti dei sindacati dei lavoratori e dei loro operatori rappresentativi; provocazione dal sapore di lega troppo bassa per la statura che può assumere come rappresentante istituzionale. Lascio volentieri quella sponda da quattro spiccioli.
Concentro la mia attenzione sul sistema orari coi quali devono fare i conti nell’arco dell’anno non solo i turisti ed i consumatori ma anche gli attori dei servizi ed i loro dipendenti. A me pare che ci sia fin troppa flessibilità e quasi tutta a carico dei prestatori d'opera. Ha ragione chi sostiene la necessità negoziata di adattamento alle condizioni locali per definire nel concreto riposi ordinari e straordinari. In tal modo si può tener conto dei processi di potenziale accumulazione e delle coerenze con tutto ciò che consente di mantenere la centralità della persona che vuol salvaguardare il proprio posto di lavoro e che ha il diritto/dovere di vivere nella famiglia e nella Comunità. La contrattazione territoriale di questo fattore organizzativo non può non definire regole che non tengano conto delle parti più deboli e meno organizzate in modo da non soccombere a convenienze opportunistiche degli uni o degli altri. Non a caso uno dei riferimenti centrali della dottrina sociale della Chiesa (come ben definito in un appunto divulgativo della diocesi di Pistoia) precisa: «Nella produzione dei beni, si deve tenere presente il primato dell'uomo sul lavoro (con tutte le conseguenze che il principio comporta), del lavoro sul capitale (con l'apertura a forme di comproprietà, di co-gestione, di azionariato operaio e simili), dei diritti delle persone rispetto al profitto e al libero mercato. L'economia va coniugata con l'efficienza, ma non a discapito della solidarietà. Per questo i principi ispiratori del neoliberismo sono stati rifiutati. La salvaguardia del creato è un limite invalicabile di ogni attività umana. L'uomo è chiamato da Dio a collaborare al compimento della creazione.»
L’ideologia del mercato e del consumo non può travolgere tutto e tutti; trasformare le persone in una subordinata delle merci e del denaro. Non hanno alcun senso rigidi schematismi né liberalizzazioni ‘selvagge’. Oltretutto il quadro deve essere ancor di più osservato da vicino, quando si constati che la sorveglianza pubblica del rispetto delle regole condivise di convivenza comuniaria (tutela del più debole rispetto al più forte) facciano acqua da tutte le parti.
lunedì 4 aprile 2011
• Una nebbia sta avvolgendo il diritto/dovere di parola dei nostri ragazzi

Un momento essenziale del 'vero' attacco alla SCUOLA (senz'altra aggettivazione) ed al futuro dei nostri ragazzi è questo. Si è aggredito a colpi di machete un sistema (che bene o male si era consolidato) senza porsi seriamente la domanda di 'come proseguire'. Per studiare e formarsi, anche professionalmente, occorrono più soldi (con effetti disastrosi sulla mobilità sociale), famiglie sufficientemente stabili (con presenza significativa di padri e madri), associazionismo giovanile finalizzato di supporto a prezzi bassissimi o quasi nulli, sistema degli orari (territoriale, familiare e personale) con flessibilità controllata, cultura territoriale svincolata da modelli imposti dall'ideologia dei consumi.
Fabio Luppino scrive su l’Unità di ieri, 3 aprile: «Non so come fare. Ho meno ore, non riesco a sentirli più. Ormai per il voto orale devo fare dei compiti scritti. L’anno scorso ne avevo 22, quest’anno 28. L’anno scorso avevo quattro ore di latino, quest’anno tre. Ma sono preoccupato: ogni volta che li chiamo sono sorpresi, non riescono ad esprimersi. È colpa mia? Non lo so, i miei colleghi mi raccontano le stesse cose».
Uno sfogo, uno dei tanti. Della riforma Gelmini nelle superiori si è parlato in teoria. I conti con la realtà si cominciano a fare, ora, nelle scuole: sono devastanti.
La generazione del monosillabo delle parole mozze, delle sigle per darsi affetto, così come si vanno forgiando invasi da facebook, a scuola trasferisce per intero l’incertezza lessicale. E non c’è tempo per rimediare. Il pittoresco Lorenzo creato da Corrado Guzzanti - che non riusciva nemmeno ad arrivarci al monosillabo, ma un rumore contorto usciva dalla sua voce per comunicare- è stato ampiamente superato, anche se la figura resta profetica visto che la parodia vide la luce ben prima dell’esplosione dei social forum. Nei licei la riduzione oraria è solo nelle prime classi. Negli altri istituti superiori è a regime in tutte e cinque le classi.”
sabato 19 marzo 2011
• Nord Africa in ebollizione in cerca di libertà

Un bel baciamano, un inchino, qualche servizio ‘ad personam’ (come si fa tra uomini d’onore!), un po’ d’immagine con una autostrada a riparazione danni bellici di molti anni fa. Due ‘monarchi’ in piazza di Siena a Roma che prendono atto dei guadagni che i loro paesi (Italia e Libia) e ,forse, loro stessi hanno spuntato.È il primo scenario. Passano i giorni.
Ne emerge uno nuovo. Un popolo (quello libico) che non ce la fa proprio più , e, spinto dall’onda di altri popoli viciniori, cerca il proprio riscatto nella libertà civile. Scontro di un Davide male in arnese con un Golia ben organizzato e sostenuto anche da propri mercenari. Sguardo attonito dei protagonisti e di tutti coloro che avevano guardato a propri vantaggi ritenuti ormai impraticabili. Un popolo che mostra di volere una svolta epocale.
Il dramma si esalta e incrudelisce. Caccia aerea degli uni e degli altri in cerca di far prevalere una nuova dimensione di interessi. Una nazione - quella italiana - che stenta a mantenere il proprio ruolo nel catino mediterraneo, ma che sente rarefarsi sempre più l’aria. Nei titoli dei quotidiani si legge, drammaticamente, la parola GUERRA. Le edizioni straordinarie dei telegiornali ribadiscono la parola GUERRA. Tutti cercano di ‘coprire’ l’azione in corso di nobili sentimenti; sia le oligarchie libiche ed i loro sostenitori, sia coloro che si schierano dalla parte di chi non ne fa parte. I fatti che ne seguiranno a bocce ferme lo potranno confermare.
La malattia mortale è giunta nuovamente nel nostro mare. Diverso lo scenario globale di sempre: vecchie e nuove egemonie all’assalto.
Quando si è malati, normalmente, si cerca di capire cosa serve come cura. e quale metodo adottare per applicarla (il più efficace che la nostra intelligenza e conoscenza suggerisce). A volte si guarisce, a volte no. Il punto è non arrendersi mai e non credere che non ci sia più niente da fare ed uccidere il malato o contribuire a farlo morire. Voglia di libertà, forse anche di democrazia rappresentativa come cura generica da finalizzare. Armi e violenza da neutralizzare o da rendere meno dirompenti espressioni della malattia. La malattia: impadronirsi e prevaricare (ieri indipendentemente dal popolo; oggi cercando una giustificazione mediatica di fronte a chi è fuori dal controllo di ogni oligarchia).
Pervade il popolo - ogni popolo - un senso di impotenza. Voglia di nascondere la testa sotto la sabbia. Ma la voglia di cambiare e tornare protagonisti nella giustizia c’è, nella gran parte delle persone di tutte le etnie e lingue. Il primo mattone della nuova possibile costruzione c’è.
martedì 15 marzo 2011
• Nucleare: sì o no?

Quando ci si presentano disastri come quello di questi giorni in Giappone del terremoto e del maremoto, entrambi terrificanti, accompagnati da possibile catastrofe nucleare ognuno cerca di darsene una spiegazione, di rispondere ad una serie di perché che sorgono spontanei. Il più importante: era possibile prevedere? prevenire? evitare? Centinaia o migliaia di morti ed invalidi, nell’immediato e/o nel futuro. Ci sentiamo impotenti e corriamo alla ricerca di un ‘responsabile’ in questo o quel punto del sistema planetario. Ma, piaccia o meno, a diverso grado di responsabilità tutti si è responsabili o corresponsabili. Chi svolge un ruolo nei principali centri di potere, che ha maggiori conoscenze ed è meglio informato (prima, durante e dopo), che è in posto che consente una maggiore partecipazione alla formazione delle decisioni comunitarie lo è in misura assai maggiore a quella degli altri.
Migliaia di morti per l’uso di strumenti come l’automobile, tantissimi quelli per gestioni carenti o malmesse di fabbriche - piccole e grandi - inquinanti al di là dell’ambientalmente tollerabile, altrettanti per gli inquinamenti che ciascuno di noi determina - anche individualmente - nell’ambiente: in terra, in mare, in aria.
Tutti casi che dimostrano che si è in presenza di dinamiche di cui non si sono previsti scenari di controllo "certo". In qualche caso ci abbiamo provato o ci proviamo. In altri, in nome di un utile a breve non ne teniamo alcun conto né assumiamo impegno di controllo effettivo. Spesso questo o quel caso tendiamo a classificarlo come Incidente. Ma cos’è un incidente?
Incidente è ciò che non è prevedibile che possa accadere, non qualcosa che è 'poco probabile' che accada. Alla parola 'poco' si deve attribuire un valore-guida che deve trarre origine da condivise priorità comunitarie. In tutti i casi richiamati il principale è: la salvaguardia della vita - dell'uomo e quella presente nell'ambiente. Come si può mettere in circolo uno strumento prescindendo da un tale scenario?
Quanto accaduto in Giappone o in qualche raffineria tipo Sendai conferma che c’è ancora da fare, e molto.
giovedì 10 marzo 2011
• 'Super-ricchi' e Bene comune.

Il quindicinale Forbes (una rivista statunitense di economia e finanza) sottolinea ed evidenzia in questi giorni che le ricchezze individuali del continente europeo hanno ceduto il passo a quello asiatico. Più super-ricchi «in Cina che in Europa. Per la prima volta in più di un decennio in Asia ci sono più miliardari (332, più dei 248 dell'anno scorso e i 130 del 2009 per un totale di 996 miliardi) che in Europa (solo 300, più dei 248 dell'anno scorso e tuttavia con un patrimonio complessivo di 1.300 miliardi di dollari)». «Cina e Russia ne contano oltre cento. Gli Stati Uniti sono arrivati a 413, dieci in più dell'anno scorso. Nel vecchio continente i nuovi miliardari sono 50.» (Il link originale).
Si misurano le quantità ed i nuovi equililbri; non la qualità di strumenti ed obiettivi (raggiunti o meno) come se il denaro e la sua accumulazione fossero fini, inquadrabili di per sé come bene comune.
Col fenomeno asiatico - ampiamente previsto e prevedibile - dovranno essere fatti i conti. Altrettanto con le priorità finalizzabili al tipo di bene comune al quale si punta.
Se ha da esserci, come da qualche parte sembra emergere, la ridefinizione di 'bene comune' - da perseguire nella e per la Comunità - si devono fare i conti con l’emersione del 'berlusconismo' come momento individuale edonistico fine a sé stesso, che al momento è vincente. Lo indicano i richiami sempre più frequenti ai mutamenti culturali ed organizzativi di derivazione liberale e socialdemocratica. Lo sottolineano gli insegnamenti proposti dalla Dottrina Sociale della Chiesa (che è bene ricordare non è una 'terza via' ma la conferma di una lettura secolare, di una unità di misura, dei fenomeni maturati o maturandi nella Comunità).