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lunedì 4 luglio 2011

• Urgente rifiuto della passività



In questi giorni (ma non solo) qualcuno mi ha detto ‘Ma il sindacato cosa fa? quali proposte ha fatto o fa?’
Domande poste per il sindacato,in questo caso, ma poste anche per accompagnamento degli anziani, scout, gruppi di volontariato di varia qualità, comunque per associazioni costruite, organizzate, condotte e sostenute sulla base di quanto gli stessi aderenti cercano e vogliono. Come se quei gruppi o quelle associazioni (nate e volute per scelta volontaria) avessero necessità di altra investitura se non quella derivante da propria istanza o da propria ricerca; di altra funzionalità se non quella resa disponibile dagli aderenti stessi.
Si cerca qualcosa di preconfezionato (non importa da chi e per quale scopo) per assumerlo come punto di riferimento, icona del proprio obiettivo a corto raggio.
È così che si ricerca in gruppi ed associazioni ‘lontane’ dalla propria quotidianità accusando chi ci è più culturalmente vicino di assenze, indifferenze e silenzi. Qualcuno che corrisponda alla immagine che ci si è fatti della realtà circostante presente ed immobile o,meglio, che qualcuno ha contribuito a costruire per noi.
Mi è capitato più volte: ‘Voi della Cisl eravate in gamba negli anni ’70! Anche a Livorno, vicini a chi stava peggio, a sostenere le rivendicazioni più ardite ed innovative!’ Oggi, il sindacato non c’è: nemmeno la Cgil!
Quanti fratelli nella ricerca di un ruolo comunitario ’da cristiani’, hanno cercato la soluzione alla propria istanza in qualcosa di già strutturato solo in etichetta senza osservare la realtà nella quale erano immersi o occhieggiandola di rincorsa, senza avvertirne tutti i risvolti.
Ricordo un gruppo di persone di una piccola Comunità che negli anni’80 chiese un confronto con Cgil. Cisl e Uil localmente presenti. Colloquio ‘caldo’. Sotto ‘accusa’ c’erano le azioni per affermare alcuni diritti civili. I cislini ai loro occhi rappresentavano il surrogato del mondo operaio di allora. La Cgil la pietra paragone. Al termine ci vollero ‘identificare’ per rappresentanza. Il loro leader si rivolse a me chiedendomi dov’era la sede della Cgil perché ... voleva contattarmi ulteriormente! Il mio collega della Cgil ed io scoppiammo in una sonora risata.
In questi giorni qualcuno mi ha posto il problema della visita ed accompagnamento di anziani che non possono permettersi una badante ‘fissa’ e mi ha indicato di una qualche associazione esterna alla parrocchia come punto di riferimento. Gli ho risposto che sul piano nazionale due sono le sigle particolarmente attrezzate l’Arci (vicina alla sinistra) e l’Antea (vicina ai pensionati Cisl). Cercava qualcosa che fosse come l’Antea (per orientarci le persone di aree culturali simil-Cisl) e protestava perché nella sua zona non c’era. Ma la domanda avrebbe dovuto essere un ‘altra: «Che io sappia, l’Antea non c’è come posso fare - se proprio lo ritengo necessario - per contribuire a farla crescere anche qui?».

mercoledì 25 maggio 2011

• Lo dico in ritardo, ma ... sono me


Lo scrivo in ritardo. In tempi nei quali ognuno è bene che si manifesti, di fronte a se stesso ed a chi lo conosce, per quello che è e che ha comunque scelto di essere.

Riflessione del 18 aprile.

"Vuoi impedirmi di agire, sentire e pensare in libertà? Vuoi programmare e progettare la mia partecipazione alla vita della mia famiglia e della Comunità nella quale mi sono liberamente inserito? Vuoi rendermi prono alla ideologia individualista e del consumo? Chiamami come ti pare (nero, rosso, turchino o del colore che preferisci) ti respingo, oggi; come ti ho sempre respinto: ieri e ieri l’altro.

Oggi è il 18 aprile: un anniversario di libertà - per tutti - che ne siamo consapevoli o meno e qualsiasi fosse la sponda sulla quale ci ponemmo: persone di cultura cattolica, socialista, comunista e laica. Silvio e corollari vari (comunque vi chiamate): non vi appartiene! Quello che state facendo in questi giorni al nostro Paese in tutti i settori lo dimostra."

lunedì 4 aprile 2011

• Una nebbia sta avvolgendo il diritto/dovere di parola dei nostri ragazzi


Un momento essenziale del 'vero' attacco alla SCUOLA (senz'altra aggettivazione) ed al futuro dei nostri ragazzi è questo. Si è aggredito a colpi di machete un sistema (che bene o male si era consolidato) senza porsi seriamente la domanda di 'come proseguire'. Per studiare e formarsi, anche professionalmente, occorrono più soldi (con effetti disastrosi sulla mobilità sociale), famiglie sufficientemente stabili (con presenza significativa di padri e madri), associazionismo giovanile finalizzato di supporto a prezzi bassissimi o quasi nulli, sistema degli orari (territoriale, familiare e personale) con flessibilità controllata, cultura territoriale svincolata da modelli imposti dall'ideologia dei consumi.

Fabio Luppino scrive su l’Unità di ieri, 3 aprile: «Non so come fare. Ho meno ore, non riesco a sentirli più. Ormai per il voto orale devo fare dei compiti scritti. L’anno scorso ne avevo 22, quest’anno 28. L’anno scorso avevo quattro ore di latino, quest’anno tre. Ma sono preoccupato: ogni volta che li chiamo sono sorpresi, non riescono ad esprimersi. È colpa mia? Non lo so, i miei colleghi mi raccontano le stesse cose».

Uno sfogo, uno dei tanti. Della riforma Gelmini nelle superiori si è parlato in teoria. I conti con la realtà si cominciano a fare, ora, nelle scuole: sono devastanti.

La generazione del monosillabo delle parole mozze, delle sigle per darsi affetto, così come si vanno forgiando invasi da facebook, a scuola trasferisce per intero l’incertezza lessicale. E non c’è tempo per rimediare. Il pittoresco Lorenzo creato da Corrado Guzzanti - che non riusciva nemmeno ad arrivarci al monosillabo, ma un rumore contorto usciva dalla sua voce per comunicare- è stato ampiamente superato, anche se la figura resta profetica visto che la parodia vide la luce ben prima dell’esplosione dei social forum. Nei licei la riduzione oraria è solo nelle prime classi. Negli altri istituti superiori è a regime in tutte e cinque le classi.”

giovedì 10 marzo 2011

• 'Super-ricchi' e Bene comune.


Il quindicinale Forbes (una rivista statunitense di economia e finanza) sottolinea ed evidenzia in questi giorni che le ricchezze individuali del continente europeo hanno ceduto il passo a quello asiatico. Più super-ricchi «in Cina che in Europa. Per la prima volta in più di un decennio in Asia ci sono più miliardari (332, più dei 248 dell'anno scorso e i 130 del 2009 per un totale di 996 miliardi) che in Europa (solo 300, più dei 248 dell'anno scorso e tuttavia con un patrimonio complessivo di 1.300 miliardi di dollari)». «Cina e Russia ne contano oltre cento. Gli Stati Uniti sono arrivati a 413, dieci in più dell'anno scorso. Nel vecchio continente i nuovi miliardari sono 50.» (Il link originale).

Si misurano le quantità ed i nuovi equililbri; non la qualità di strumenti ed obiettivi (raggiunti o meno) come se il denaro e la sua accumulazione fossero fini, inquadrabili di per sé come bene comune.

Col fenomeno asiatico - ampiamente previsto e prevedibile - dovranno essere fatti i conti. Altrettanto con le priorità finalizzabili al tipo di bene comune al quale si punta.

Se ha da esserci, come da qualche parte sembra emergere, la ridefinizione di 'bene comune' - da perseguire nella e per la Comunità - si devono fare i conti con l’emersione del 'berlusconismo' come momento individuale edonistico fine a sé stesso, che al momento è vincente. Lo indicano i richiami sempre più frequenti ai mutamenti culturali ed organizzativi di derivazione liberale e socialdemocratica. Lo sottolineano gli insegnamenti proposti dalla Dottrina Sociale della Chiesa (che è bene ricordare non è una 'terza via' ma la conferma di una lettura secolare, di una unità di misura, dei fenomeni maturati o maturandi nella Comunità).

domenica 23 gennaio 2011

• A noi ce sarveranno le mignotte

Viene proposto un quadro graffiante di attualità sotto forma di poesia dialettale. Online l'ho trovato attribuito a Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 7 settembre 1791)

A noi ce sarveranno le mignotte
Mentre ch'er ber paese se sprofonna
tra frane, teremoti, innondazzioni
mentre che sò finiti li mijioni
pe turà un deficit de la Madonna
- Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l'atenei nun c'hanno più quadrini
pè la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi
- Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni sò sempre ppiù basse
- Una luce s'è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano.
A noi ce sarveranno le mignotte.

martedì 4 gennaio 2011

• Incertezze da ripartenza o da mancanza di una strategia d’insieme?

In molti sostengono che siamo in una fase di ripartenza verso un sistema istituzionale più organico e meno improvvisato; che recuperi solidarismo e equità cui abbiamo teso per i primi cinquant’anni della Repubblica. In gran parte ne sono convinto anch’io. Ma la complessità del quadro, i suoi particolarismi risorti o nati ex novo e la rivisitazione di valori non sono né di facile lettura né di facile combinazione (quantitativa e qualitativa) tra di loro. Si stenta a definire i contorni dell’insieme.

Provo anch,io - nel mio piccolo - a dare un’occhiata.

In questi anni abbiamo assistito da una parte al tentativo di gestire - credibilmente - l’ex ventre molle del C.A.F. (Craxi, Andreotti, Forlani) da parte di un ‘personaggio’ con capi manipolo di destra e raccogliticci fabbricatori d’immagine conditi da procuratori d'affari di varia caratura. Dall’altra all’ansia di costruire una nuova realtà di centrosinistra assemblando dialetticamente due ‘insiemi’ in cerca di identità: gli uni, cascami degli ex comunisti italiani che a fatica vivevano il crollo politico dell'URSS e lo stato confusionale del laburismo occidentale; gli altri, il recupero e l’affermazione di identità del cattolicesimo sociale soffocato dalle ideologie post belliche. In questo quadro l’unica strategia possibile e praticabile è stata quella della ricerca di stabilità dell’esistente o dell’adattamento, di volta in volta, ai fenomeni verificabili; sia per gli uni che per gli altri.

I gruppi dirigenti dei sindacati dei lavoratori cercavano di mantenere in rotta una barca che rischiava ogni giorno di essere travolta dallo tsunami di un produttivismo sempre più affogato nei vari sistemi finanziari, pur mantenendo dinamiche proprie delle esperienze passate: con la Cgil che risentiva ancora delle proprie ascendenze ideologiche, più o meno pesantemente; con la Cisl che esaltava il proprio pragmatismo nel ruolo ‘negoziale’ del ‘sindacato nuovo’ disegnato fin dal 1950; con Uil e Ugl ondeggianti fra le prime due, oltre che da associazioni autonome funzionali ad esasperazioni di varia provenienza e consistenza.

Il mondo imprenditoriale che operava in due grandi dimensioni. Quella dei grandi aggregati travolti da dinamiche finanziarie - spesso fine a se stesse - che imponevano una generale e decisa inversione di valori alle Comunità (anche di quella italiana), ponendo il profitto al centro delle proprie attenzioni e finalità nonché relegando - in un ruolo decisamente marginale - l’homo faber; con un corteo a supporto formato da analisti politici e finanziari che attraverso i media agivano ed agiscono come ‘formatori’ funzionali alle nuove dinamiche dei sistemi finanziari. Quelle delle piccole e medie imprese che erano sparse, soggette alle duplice pressione dell’attività del giorno per giorno dei lavoratori e dell’uso - più o meno spregiudicato - degli strumenti finanziari.




martedì 5 ottobre 2010

• Begm Shnez, lapidata. Nosheen, presa a sprangate

«Ci risiamo. Dopo il caso di Hina l’estate 2006 (uccisa a Brescia dal padre perché accusata di vivere troppo «all’occidentale») e quello di Saana l’anno scorso (accoltellata dal padre marocchino perché voleva vivere con il fidanzato italiano), un altro orribile fatto di sangue che ha coinvolto una famiglia di diversa cultura e tradizione (questa volta pakistano-musukmana) nel nostro Paese.

Nel Modenese un padre ha ammazzato la moglie per una lite sul matrimonio combinato della figlia, Nosheen, che avrebbe dovuto sposare un connazionale. La ragazza non voleva saperne, il fratello l’ha presa a sprangate e l’ha ridotta in fin di vita. La madre, che prendeva le difese della figlia, è stata lapidata dal marito.

Molta è la strada che - tutti insieme (schedati o no) - dobbiamo ancora fare. Gli innesti forzati e lasciati a se stessi procurano lacerazioni, disorientamenti e arroccamenti su antichi e consolidati modelli degli uni o degli altri.

Altre due persone massacrate. Le nostre leggi attuali, esasperate spesso da metodi e comportamenti locali. non solo non aiutano ma aumentano la solitudine di chi è in difficoltà ed ha accettato di procedere per il cambiamento imposto da una realtà diversa da quella delle sue origini.

Gli individualismi e gli egoismi, piccoli e grandi, di molti fanno il resto. Queste donne - e le molte ignorate o scarsamente considerate - sono delle vere e proprie martiri.

Sembrerebbero cronache d’altri tempi, e altri luoghi. Invece succede in Italia, nel 2010. Famiglie musulmane - pakistane, egiziane, marocchine, algerine - che pretendono di trapiantare in Italia costumi del loro Paese; simile pretesa anche a quella di nostri recenti antenati.

Cous cous, veli e servitù di genere e di stato: tracce emergenti e visibili.

Pagine da leggere per scrivere di un’integrazione, solo che se ne abbia volontà e cultura, da traguardare con tenace pazienza e soprattutto attraverso reciproca conoscenza ed accettazione.

lunedì 4 ottobre 2010

• La parola crisi: fotografa solo un cambiamento in atto


Si parla quotidianamente di crisi della politica, di crisi delle organizzazioni sindacali , di crisi culturale e morale. Parole che troppo spesso sono assunte genericamente ed a prescindere da cause ed effetti.

Se con la parola "crisi" si intende ‘cambiamento in divenire’, partendo da incertezza (anche analitica) del presente o del recente passato, è indubitabile che ne stiamo attraversando una robusta, conseguente alle frequenze imposte dalle nuove ideologie organizzative (di mercato) e dalla forzata integrazione tra sistemi socio-economici a livello globale, nonché dalla diversa capacità di cambiamento che ciascun soggetto è in grado di mettere in campo.

Crisi del sistema di gestione del ’sistema istituzioni’ ad ogni livello (e di conseguenza del ruolo di partiti e movimenti) e di cambiamento per tentativi e forzature finalizzate al consolidamento di poteri personali e di gruppo.

Crisi di spinta associativa per difesa e/o nuova progettualità da parte di gruppi come quello dei lavoratori dipendenti ed autonomi, nei quali allo stato si distinguono tre momenti: quello rappresentato dalle associazioni che precedentemente sentivano forte il richiamo alle ideologie degli anni ’50-’90 e tuttora sono rese incerte da ritardi di analisi del presente (la Cgil con alcune categorie in prima fila, come la Fiom); quello rappresentato da associazioni che hanno fin dalla nascita privilegiato il pragmatismo e l’autonomia di ruolo nel sistema istituzionale (nello specifico la Cisl); quello che, pur sensibile alle ideologie degli anni ’50-’90, ne ha acquisito la decadenza e cerca un nuovo volto operativo (la Uil). Le tre organizzazioni, nell’insieme, hanno sostanzialmente mantenuto le quantità associative; anche se hanno date risposte operative e progettuali assai diverse.

mercoledì 3 marzo 2010

•Rifiutare mancanza di speranza ed isolamento


«La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure ...., allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.» [ E. Galli Della Loggia, Corriere della sera, 3 marzo 2010] Quanto descritto in questi due paragrafi (ed anche nei successivi) ben lumeggia la situazione con la quale in questi giorni ci stiamo confrontando.

La cosiddetta “politica del fare” tanto strombazzata spesso “fare” non è o è “fare a ritmo mediatico” e con approssimazione populistica. Una politica che sta progressivamente spegnendo in molti la speranza ed induce una generale intossicazione che infetta ogni atto e relazione. Dove andare? Perché? Con chi? Per chi? Abbiamo il dovere, oltre che il diritto, di fermare questa deriva e riassumere responsabilità diretta del costruire e del creare le condizioni perché altri, poi, riescano a completare. Il ‘popolo di Dio’ - la Chiesa - deve essere in prima fila, rifiutare il ghetto nel quale viene spinto e dove irresponsabilmente alcuni fondamentalisti confessionali e fondamentalisti laicisti di fatto lo relegano; non accettare il ruolo di solo specialista in assistenza sociale che affianca chi ha il bastone di comando ed assistere passivo alla definizione delle regole di una Comunità che legge la parola ‘libertà’ come possibilità di operare per le proprie dirette accumulazioni edonistiche - tenendo conto di ogni altro componente della società solo se ciò di cui questi ha bisogno è compatibile con progetti ed obiettivi sottesi.

lunedì 1 febbraio 2010

• Far fronte al cambiamento in politica


L’agenzia ADN-KRONOS, in data 31 gennaio ha messo online un articolo dal titolo “Pardi e Adornato, dalla sinistra al centro, il primo con l'Idv il secondo con l'Udc - “Da Rutelli a Bondi, tanti i politici che negli anni hanno 'cambiato idea' e... partito”. Da esso si trarrebbe la conclusione che la politica italiana degli ultimi 30 anni è in mano a ex-socialisti, ex-sinistri. ex-laicisti e derivati vari, con una chiara tensione culturale a 'conservare' (cioè incapace di sganciarsi da inutili sovrastrutture ideologiche)? Non sarà che i cattolici di seconda generazione post-bellica trascinati da una deriva 'socialdemocratica' (di fatto la linea della Democrazia Cristiana del dopoguerra) hanno allentato la presa culturale nel rapporto con la società non avendo ben digerito il cambiamento in atto a livello globale e nazionale? Non sarà che li si ritrovi impegnati soprattutto nel volontariato e nel sindacato in cerca di lasciare una traccia che li tolga dalle ‘isole’ nelle quali tendono a rifugiarsi? Non saremo in presenza di un cascame degli insegnamenti filosofico-ideologici dei licei italiani di chiara marca individualista nonché a- od anti- confessionale?

Se così fosse saremmo di fronte all'urgenza ed alla necessità di una riprogettazione culturale che educhi i nostri ragazzi alla libertà di scelta a 360° e non limitamente a campi pregiudizialmente proposti?

Il "progetto culturale" della Chiesa dovrebbe far fronte a questo problema, ma si ha la sensazione che sia confinato a slogan o a sterile 'documentificio' di marginale rilevanza, che può produrre effetti comunque ritardati.

sabato 23 gennaio 2010

• Il fenomeno Craxi


Credo che si imponga un momento di approfondimento e di ricordo in occasione delle ‘celebrazioni’ per Bettino Craxi. Ad un caro amico che ha promosso una santa Messa per l’occasione, ho inviato una mia riflessione per sottolineare la mia vicinanza e stima a lui ed agli altri amici livornesi che, come lui, hanno ripensato alla vicenda Craxi di cui con la loro militanza socialista erano stati oggetto e soggetti. «Come sai - e sapete - sono sempre stato decisamente ostile alla 'criminalizzazione' di chi si espone per le proprie idee e la propria cultura (anche quando sceglieva o proponeva mezzi ed atti da me non accettabili). Condivido con te e gli amici promotori il momento di preghiera e riflessione per una persona che ha cercato di fare del proprio meglio, insieme a tante altre misconosciute, dimenticate o vilipese. Il nostro Paese ha vissuto positivamente 50anni di democrazia e pluralismo; ora qualità e contenuti mi sembrano assai più di basso rango. Ma non serve camminare con la testa rivolta all'indietro!» La sua risposta ha rafforzato nella mia vicinanza a quegli amici: «Meglio un momento di raccoglimento che il frastuono della politica di oggi.»

Aggiungo che accolgo - limitatamente alle estrapolazioni che riproduco - le osservazioni che Raniero La Valle, nella rubrica ‘Resistenza e Pace? della rivista Rocca, propone con chiaro riferimento alle strumentalizzazioni e speculazioni - mediatiche e non - di questi giorni; al frastuono. «Con le grandi celebrazioni per Craxi, dieci anni dopo la sua morte in contumacia ad Hammamet, la destra berlusconiana ha rivendicato la sua vera ascendenza, dissipando gli equivoci che potevano essere stati ingenerati da precedenti annunci, o meglio da precedenti vanterie. I veri precursori di Berlusconi non sono né Sturzo - anche lui andato in esilio ma non come latitante - né De Gasperi - anche lui processato e condannato ma da un tribunale fascista - e tanto meno Aldo Moro che vittima sacrificale e martire della politica lo è stato davvero; il vero iniziatore dell'era berlusconiana è stato Bettino Craxi.» «È chiaro che il movente della glorificazione postuma di Craxi (i discorsi, le strade, le celebrazioni TV) è stato tutto e immediatamente politico: si trattava di fare dell'esule di Hammamet la prima vittima ingiustificata caduta sotto i colpi di una magistratura uscita dalla soggezione al potere politico; si trattava di reclamare l'immunità del potere, esattamente come Craxi aveva fatto con due discorsi alla Camera, in cui non aveva negato i reati, ma li aveva trasformati in problemi politici»

sabato 16 gennaio 2010

• Il quadro odierno di PD, PDL e UDC

Nella nota redazionale di EUROPA mentre si fanno plausibili valutazioni nei confronti degli ex-popolari/margheritini (cofondatori del PD) non si fanno analoghe valutazioni sugli ex-diessini, come se questa interfaccia del problema non si ponesse. Allo stesso tempo chi ha aderito al PD, senza militanza pregressa, sembra in disparte come se non fosse interessato al problema; come se on fosse attraversato da inquietudini sempre più forti. L'abbandono della sponda PD da parte di Lusetti, Carra ed altri sono sintomi di un rifiuto all'assorbimento degli uni sugli altri, che sembra manifestarsi in forme e modi diversi con riguardo ai territori presi in considerazione oppure alle specificità merceologico-professionali.
La nota di
EUROPA somiglia ad una fase successiva al ‘ridimensionamento’ della spinta unitaria che aveva presieduto al progetto di unità sindacale degli anni ’70 che abortì nella sua fase mediana e che trovò al momento una sponda ‘salvagente’ nella cosiddetta Federazione unitaria.
Credo che tutti, nessuno escluso, dovremmo ricordare che il processo di unità sindacale organica degli anni '70 fallì in primo luogo per la vocazione alla '
grande CGIL' ed alla 'grande CISL’ dei conservatori dell'una e dell'altra sponda. Ovviamente con 'grande' non si indicavano solo numeri ma soprattutto il prevalere di una linea politico-strutturale tipica delle varie sponde 'ex' ! Anche allora c'era un terzo raggruppamento (gli 'unitari') di chi cercava una sintesi 'politica' attraverso un intenso confronto interno al sindacato, coi lavoratori. Fu sconfitto dai conservatori dell'una e dell'altra sponda pregressa, nonostante gli 'unitari' fossero oltre un terzo di Cgil, Cisl e Uil prese nel loro insieme. Mi sembra che si stia riproducendo, in maniera molto più confusa, quel fenomeno (anche perché oggi le spinte e le controspinte provenienti dalla realtà socio-economica e dalle forzature non-partecipative sono assai diverse da allora). Da sottolineare, però, che allora il dibattito interno alle varie organizzazioni e nei luoghi di lavoro, intenso e partecipato, avvenne in costanza di capacità di proposta e di azione in difesa di chi si rappresentava. Oggi, al contrario, nel PD si procede spesso chiamando alla consultazione interna degli iscritti, ma in maniera molto relativa alla partecipazione alla formazione delle decisioni. Almeno dalle nostre parti!
Tutto questo avviene mentre il
PDL è in piena crisi interna di rapporti e di idee; basta guardare all'esito del colloquio Berlusconi-Fini sotto le sbirciate sospettose di Bossi. Mentre continuano a correre i gravi problemi dell'occupazione e delle vicende economico-produttive con gravi ricadute sulle persone e le loro famiglie. La lettera del ministro Brunetta di oggi a LA STAMPA sulla governabilità per decreti legge dimostra che la involuzione della nostra democrazia bussa alle porte, in un quadro sempre più preoccupante.
L'
UDC? Risente ancora fortemente delle ambiguità che ne hanno caratterizzato finora il percorso: partito di cattolici o partito di liberali nel quale al momento sono confluiti anche cattolici? partito ideologico che guarda avanti o partito che guarda a libertà e solidarietà?
Una cosa è certa: chi oggi opera e opta per una delle tre formazioni partitiche sarà chiamato, a distanza ravvicinata, a fare scelte che incideranno fortemente sulla nostra democrazia, sulle nostre relazioni sociali, sul nostro ruolo a livello europeo e globale. Queste scelte non dovrebbero poter consentire ambiguità: a nessuno.

lunedì 4 gennaio 2010

• Il Berlusconi insanguinato


Non si può fare una ammuchiata dei due momenti: l’atto violento sul volto di Berlusconi; la speculazione propagandistica innescata da quell'atto - quotidianamente in atto con sfarfallìi in TG vari e pubblicazioni.
Il volto insanguinato di Berlusconi e dei tamponi protettori (visti all’uscita dal San Raffaele di Milano) non solo hanno richiamato un forte sentimento di umana pietà per la vittima del momento, ma hanno richiamato alla memoria di ogni persona - con un minimo di sensibilità ed amore per il prossimo - i volti ed i corpi che i violenti hanno colpito negli anni, recenti e meno recenti. Fortunatamente nessun paragone o somiglianza con quanto accaduto. Quei volti erano di persone non esposte come nei casi dello stragismo nero o strategicamente in quel momento determinanti per la salvaguardia delle istituzioni come nel caso dei delitti e delle gambizzazioni dei brigatisti rossi; ovvero persone che la criminalità organizzata coinvolgeva consapevolmente per affermare il proprio potere o il controllo del territorio. In tutti i casi, da quello di oggi a quelli di ieiri ed ieri l'altro, non potevamo che essere coinvolti in un forte sentimento di pietà per tutte le vittime ed i colpiti, di orrore per l’indifferenza al diritto alla vita, di indignazione per l'attacco frontale alla Comunità.
Altra cosa è la speculazione propagandistica, tanto vile quanto meschina, operata da amici (ed anche nemici) del Silvio nazionale. È anch'essa segnale di grave degrado della vita comunitaria.

lunedì 14 settembre 2009

• Il miglior presidente che stupisce il mondo

Il mondo, dai vicini europei alla Nuova Zelanda, ci guarda attonito. Le cronache e i commenti dei giornali di tutto il pianeta oscillano tra lo scherno, la preoccupazione per i rischi per la democrazia che appaiono sempre più concreti e lo stupore per il fatto che rimanga ancora senza conseguenze una serie di vicende che avrebbero portato, in qualsiasi altro paese che non fosse sotto il tallone di una dittatura, alle dimissioni – e da tempo – di colui che si è appena definito “il miglior presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni”.

Nel frattempo i capi della Lega, difensori della Civiltà Cattolica contro gli assalti del barbari che premono alle frontiere e ormai dilagano all’interno, officiano il rito dell’ampolla d’acqua del Dio Po versata nella laguna di Venezia, benedicono con le sue ultime stille il capo di fanciulli casualmente lì presso e rilanciano il programma di secessione della Padania – che “sarà uno Stato libero, indipendente e sovrano” – da perseguire “con le buone o con le meno buone”. Ed è un ministro della Repubblica, uno di quelli che hanno giurato fedeltà alla Costituzione, a pronunciare queste parole.

In questo generale impazzimento, incredibilmente ignorato o sottovalutato da una parte cospicua dei cittadini, l’Italia si trova immersa nella crisi mondiale di cui oggi si dice che il peggio sia passato – nel senso del collasso dell’economia globale – ma si concorda anche sul fatto che il futuro è imprevedibile. Il nostro paese era in seria difficoltà già prima della crisi: il dibattito sul “declino” ha fatto consumare fiumi di inchiostro. Ora, invece di questo teatro dell’assurdo, servirebbe una politica economica, di cui, al di là di qualche modestissimo intervento-tampone, non si vede traccia. Mentre l’America – ma anche altri paesi – lancia la green economy, da noi ci si disinteressa persino del contenimento delle emissioni, a cui ci siamo impegnati firmando il Protocollo di Kyoto e che ci costerà denaro sonante non rispettare. Il cuore della nostra politica è lo “scudo fiscale”, ennesimo regalo senza contropartita agli evasori, e il controllo di qualche proprietario di yacht, tanto per avere i titoli sui giornali ed evitando con cura iniziative più serie.Ma non disperiamo. Siamo nelle mani del “miglior presidente” che ci potesse capitare.

(da EGUAGLIANZA E LIBERTÀ - 14 settembre 2009)

domenica 30 agosto 2009

• I volti della vita, della speranza e della solidarietà.

«Ha tanti volti l'estate che sta finendo. Ha il volto di una donna che combatte per la libertà come Aung San Suu Kyi. Ha il volto di Usain Bolt, il velocista giamaicano che ha superato ogni limite ai mondiali di atletica, sia sui 100 che sui 200 metri. Ha il volto di Clotilde, la ragazza francese incarcerata contro ogni logica in Iran. Ha il volto dei cinque eritrei sopravvissuti alla strage dei barconi della morte, dove più di 70 persone non ce l'hanno fatta: ci leggiamo i volti di persone stravolte dal dolore laddove probabilmente qualcuno vede solo i volti di pericolosi clandestini. Ha il volto di una scrutatrice afghana col burqa e ha il volto di una ragazza in bicicletta a Berlino.» Ha il volto dei giovani e delle giovani, cui è stata tolta la speranza e che scaricano le loro tensioni e la loro mancanza di amore nella violenza. Quello delle famiglie dei morti per il lavoro, degli invalidi e dei menomati di ogni genere, cui si dedica troppo spesso solo slancio emotivo occasionale. «Ha il volto dei tanti anziani soli delle nostre città, vera emergenza di questo tempo, poco sottolineata dai media e dal dibattito politico. Ha il volto vincente e sereno di Federica Pellegrini e ha il volto angosciato e devastato dei (pochi) religiosi sopravvissuti alla violenza in Pakistan», in India e nel mondo ovunque ci si rende conto che essere cristiani sia il passaggio necessario contro ogni sudditanza e servitù - piccole e grandi. «Ha davvero tanti volti l'estate che sta finendo e sarebbe bello parlarne e confrontarsi.»

Aggiunge Matteo Renzi: «il 12 settembre l'Europa celebra la giornata del vicinato. Una sorta di festa delle relazioni sociali, dei rapporti intercomunali, nata da un'idea francese di qualche anno fa. Mi è sembrata un'ottima occasione per proporre una mattinata di pulizia della città, alla luce di una lettera che mi ha scritto Andrea, un bambino di nove anni che sta in via Montebello. Andrea ha chiesto che tutti insieme potessimo provare a dare una mano per pulire Firenze. Mi è sembrata una lettera molto bella e il 12 settembre ho invitato tutti i fiorentini a munirsi di spazzolone e granata e darci una mano. Pulire un marciapiede, riverniciare un muro, segnalare una buca, eccetera... Naturalmente l'invito è rivolto a tutti, maggioranza e opposizione, consiglieri e assessori, associazioni e privati cittadini.
È un piccolo gesto, intendiamoci: per pulire la città ci sono i soggetti incaricati. Ma è un simbolo che ci consente di mostrare anche simbolicamente quanto vogliamo prenderci, tutti insieme, cura della città.»
A Firenze Matteo Renzi ha chiesto, con questo gesto, ai fiorentini l’avvio di una nuova sensibilità per i problemi ed i drammi della città, una spinta alla solidarietà - che non si dà solo col pagamento della tasse o il vincolo alle regole che gli ‘eletti dal popolo’ hanno creduto di fissare per il bene comune ma anche mantenendo alto il coinvolgimento, non rimanendo alla finestra mentre ‘altri’ (chi, se non noi stessi?) cercano di fare.

* I virgolettati sono tratti dalla Enews n. 283 di sabato 29 agosto 2009 inviata dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi

giovedì 30 aprile 2009

• Primo Maggio di crisi e di speranza

La cultura dell’incertezza e del pressapochismo ci ha sommerso con uno tsunami terribile: aumento della fame e della povertà (a livello locale e globale), aumento della distanze tra chi più ha e conosce e chi poco o punto ha e non è posto in grado di conoscere.
Le ‘vecchie’ ideologie (capitalismo, marxismo/leninismo, autoritarismi vari) hanno mostrato tutti i loro limiti e fallimenti storici. Le ‘nuove’ di mercato e del consumo hanno dimostrato tutta la loro impotenza ed hanno indotto non solidarietà e capacità di stare insieme ma conflitti, prevaricazioni ed avidità.
Faccio mie le parole del vescovo Pennisi, di Piazza Amerina in Sicilia, che ha ribadito nei giorni scorsi che «occorre una denuncia ragionata degli errori, non con grandi moralismi, ma con ragioni conc
rete che si fanno comprensibili nel mondo dell'economia di oggi ma occorre anche mostrare le strade per uscire dalla crisi. E farlo nel modo che la Chiesa c’insegna: come cristiani siamo chiamati ad essere certamente e inesorabilmente uomini di speranza”.» Ed ha aggiunto: «“La crisi attuale deve costituire una sfida per ridefinire un nuovo progetto di sviluppo che metta al centro il capitale umano sostituendo agli «spiriti animali» che rischiano di trasformare la società in una giungla dove domina la legge del più forte, gli «spiriti umanitari», dove lo sviluppo si costruisce a partire dagli ultimi”.»
L’amica Laura Giusti in questi giorni ha scritto, con riferimento a questo giorno, che «pensa alle belle facce della gente che lavora, a quelli che il "pane " se lo sudano, a quelli che fanno tanta fatica a arrivare a fine mese, a quelli che un lavoro vorrebbero averlo, a quelli che di lavoro sono morti, a quelli a cui viene negato questo diritto a tutti ma proprio tutti un pensiero e un abbraccio in questo 1° Maggio di crisi e di speranza»
Vorrei tanto che ciascuno di noi si mettesse in condizione di combattere contro la cupidigia, madre della ricerca affannosa di guadagno da parte di pochi ricchi e potenti a danno di molti, di tutti noi.
Ancora una volta, W il 1° maggio!

domenica 26 aprile 2009

• 25 aprile. In politica senza "immagini schermo"

Se si vuole mettere tutti nelle condizioni di dire cosa vorrebbero fare da grandi, bisogna togliere dagli occhi e dalla mente del prossimo (che sia di destra, centro o sinistra), immagini/cartolina e luoghi comuni. Sono immagini dietro le quali si nasconde spesso il nulla, la mancanza di idee, la incapacità di dare contenuti compatibili con la realtà che viviamo; proporre e conseguire (anche parzialmente) obiettivi che diano una risposta costruttiva ai nostri ideali, al nostro senso della vita e del vivere insieme. Sono immagini tenute vive, spessissimo, dai mezzi di comunicazione (giornali, radio, TV, internet) e, molto meno, dai diretti interessati (che le leggono sbiadite nel tempo e con ansia autogratificante). Ieri è stato uno di questi momenti. Berlusconi ed, in parte, il mondo che si manifesta come erede del fascismo hanno finalmente accettato, anche formalmente, il momento 25 aprile: un momento che storicamente ha visto la sanzione della sconfitta del fascismo italiano, il recupero dei veri valori della convivenza comunitaria (che è sempre rispettosa delle culture autonomamente maturate in un territorio, buone o meno buone che siano), un primo passo nel superamento dell'ideologismo ottocentesco che ci aveva caratterizzati ed i cui cascami e derivati ci stanno tuttora condizionando. Ora ciascuno può mostrare la qualità del proprio volto propositivo e cercare di farla conoscere agli elettori, senza 'schermi che nascondano il niente o la incapacità di gestione mascherata con velleità varie, che portano alla litigiosità permanente ed all'immobilismo. Ora Berlusconi, insieme ai suoi imitatori occasionali, può proporre una immagine di se stesso come modello e, probabilmente, disporsi credibilmente per nuove competizioni elettorali. Obiettivo: dare un volto a fantasie più o meno giovanili, più o meno carnascialesche, più o meno intelligenti e superficiali; alle quali mediamente si può essere affezionati. Il 'berlusconismo' si sforza di trovare una dimensione compatibile con immagini e contenuti propri del 'padrone' a cui affida il ruolo del leader. Ma la cultura cattolica, che tanto ha contrassegnato le varie manifestazioni del sistema Italia? Ha un potenziale culturale progettuale e propositivo collaudato secolarmente, ma continua nelle sue permanenti insoddisfazioni per quanto accade nelle piccole cose accertabili quotidianamente con la conseguenza di affidare ad altri deleghe a proporre e progettare, cercando reti di protezione della propria 'insula': tendendo a fabbricare una tela di Penelope con vocazione, più o meno manifesta, ad un supplizio di Tantalo, all'elemosina prima e più che alla carità. È urgente che sistemi formativi e propositivi, simili a quelli invocati dal CSC - Coordinamento Sociale Cristiano o a quelli del Centro Sudi sindacali della Cisl degli anni '50, decollino in modo che si abbandoni l'improvvisazione, quando c'è, e siano laicamente definiti o riprecisati i ruoli di tutti nella comunità locale e nella società.

giovedì 19 marzo 2009

• Profilattico: uno scandalo non necessario

Condivido le opinioni di Luigi Accattoli espresse a proposito del problema sollevato e delle dichiarazioni di Benedetto XVI, diffuse nel proprio blog. Trascrivo quelle che più mi sentono coinvolto. Le considero un punto di riferimento, per me importante.

Scrive Accattoli nel messaggio di partenza. «La Chiesa non propone l'uso del profilattico per la prevenzione dell'aids - la sua via è quella della formazione alla responsabilità sessuale - ma non si oppone ai programmi che lo prevedono e che da lei non dipendono: ritengo che l'istruttoria in materia - dentro e fuori il Vaticano - sia matura perchè si arrivi a formulare questa posizione e immagino che ciò sia possibile nel corso del viaggio africano del papa. Già più volte Benedetto ha trovato le parole giuste nel momento della massima esposizione alla canea mediatica: ciò è avvenuto con la Shoah, con i preti pedofili e con l'Islam . Nel primo commento riporto la dichiarazione del portavoce vaticano che a mio parere prelude alla posizione che mi auguro possa essere formulata. Nel secondo, le parole dette dal papa in aereo che non hanno il tono asseverativo e "pericoloso" che gli è stato attribuito dai malintenzionati e che ovviamente sono alla base della precisazione del portavoce. Nel terzo dico la mia riluttanza a trattare il tema: sono un uomo all'antica e non immaginavo di arrivare a mettere il profilattico nel titolo di un mio post.»

«Ecco le parole del papa in aereo in risposta alla domanda del collega Philippe Visseyrias di France 2 ("Santità, tra i molti mali che travagliano l'Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell'Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?"): "Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant'Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l'Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l'uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell'altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo»

• • Interessanti anche i rilievi di Luigi Bonacina su LA VITA

• ACLI: Dieci consigli per tempi di crisi

Un modo "insieme pratico e creativo" per non essere travolti dalla crisi economica.
Dieci consigli per le famiglie in tempo di crisi elaborate dall'economista Luigi Campiglio per le Acli, e pubblicate sull'ultimo numero della rivista "Aesse"
1) "stare insieme", per assorbire meglio "le conseguenze dell'incertezza e del rischio crescente".
2) "migliorarsi sul piano professionale", perché "non è mai troppo tardi per acquisire nuove conoscenze o rafforzare quelle esistenti".
3) "scoprire occasioni nuove di convenienza per la spesa quotidiana".
4) "eliminare gli sprechi nei consumi quotidiani".
5) "vivere verde", cioè "utilizzare al meglio le opportunità di energie alternativa, ridurre i consumi energetici, usare di più i mezzi pubblici, camminare, usare la bicicletta".
6) "controllare i costi di fatture, bollette, estratti conti,
7) usare internet in modo sistematico approfittando dei servizi gratuiti e delle opportunità di acquisto o scambio vantaggiose,
8) chiedere più pareri sulle questioni di rilevanza economica che si devono affrontare".
9) "dare il buon esempio con i figli sul come affrontare con energia e dignità le difficoltà del vivere quotidiano".
10) "pensare diverso, evitando "il pensiero unico e negativo sul futuro".

(da S.I.R. - Mercoledì 18 marzo 2009)