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| Renato Natali- Uscita dal teatro |
• «RICONOSCERE IL SIMILE NEL DISSIMILE: PRESUPPOSTO DELLA PACE» [Beibei Zhang]
domenica 23 settembre 2012
• Principi inderogabili e capacità/possibilità di stare insieme
martedì 15 marzo 2011
• Nucleare: sì o no?

Quando ci si presentano disastri come quello di questi giorni in Giappone del terremoto e del maremoto, entrambi terrificanti, accompagnati da possibile catastrofe nucleare ognuno cerca di darsene una spiegazione, di rispondere ad una serie di perché che sorgono spontanei. Il più importante: era possibile prevedere? prevenire? evitare? Centinaia o migliaia di morti ed invalidi, nell’immediato e/o nel futuro. Ci sentiamo impotenti e corriamo alla ricerca di un ‘responsabile’ in questo o quel punto del sistema planetario. Ma, piaccia o meno, a diverso grado di responsabilità tutti si è responsabili o corresponsabili. Chi svolge un ruolo nei principali centri di potere, che ha maggiori conoscenze ed è meglio informato (prima, durante e dopo), che è in posto che consente una maggiore partecipazione alla formazione delle decisioni comunitarie lo è in misura assai maggiore a quella degli altri.
Migliaia di morti per l’uso di strumenti come l’automobile, tantissimi quelli per gestioni carenti o malmesse di fabbriche - piccole e grandi - inquinanti al di là dell’ambientalmente tollerabile, altrettanti per gli inquinamenti che ciascuno di noi determina - anche individualmente - nell’ambiente: in terra, in mare, in aria.
Tutti casi che dimostrano che si è in presenza di dinamiche di cui non si sono previsti scenari di controllo "certo". In qualche caso ci abbiamo provato o ci proviamo. In altri, in nome di un utile a breve non ne teniamo alcun conto né assumiamo impegno di controllo effettivo. Spesso questo o quel caso tendiamo a classificarlo come Incidente. Ma cos’è un incidente?
Incidente è ciò che non è prevedibile che possa accadere, non qualcosa che è 'poco probabile' che accada. Alla parola 'poco' si deve attribuire un valore-guida che deve trarre origine da condivise priorità comunitarie. In tutti i casi richiamati il principale è: la salvaguardia della vita - dell'uomo e quella presente nell'ambiente. Come si può mettere in circolo uno strumento prescindendo da un tale scenario?
Quanto accaduto in Giappone o in qualche raffineria tipo Sendai conferma che c’è ancora da fare, e molto.
lunedì 22 novembre 2010
• Vaiassa, Vajassa, Bagascia

In questi giorni, il linguaggio 'popolare' o 'popolano' dei politici si sta colorendo sempre di più e tende a recuperare vocaboli che dalla cosiddetta 'buona educazione' erano relegati nel sottofondo.
Uno di questi è la parola 'vajassa' che le onorevoli Mara Carfagna (pdl) e l'on. Alessandra Mussolini (pdl) si sono lanciate. Ma che vuol dire? È una offesa o un complimento?
La parola può essere valutata più o meno offensiva con riferimento alla qualità del contesto nel quale è stata pronunciata.
Vaiassa o Vajassa (area portuale campana) o bagascia (area portuale livornese) sono vocaboli discendenti dalla trascrizione parlata del termine arabo "bagasch". Nel significato originale di "donna addetta a lavori umili e disagiati tenuta alla esecuzione degli ordini di chi è investito da una autorità gerarchicamente riconosciuta come superiore". Nel tempo, nel linguaggio popolare - nelle sue varie gradazioni - ha assunto il significato di 'serva', 'donna sguaiata e volgare, usa al pettegolezzo ed alle scenate plateali'. Dal '900, soprattutto in area livornese ma non solo, è stata usata talvolta anche nel significato di ‘prostituta da pochi spiccioli’.
martedì 5 ottobre 2010
• Begm Shnez, lapidata. Nosheen, presa a sprangate

«Ci risiamo. Dopo il caso di Hina l’estate 2006 (uccisa a Brescia dal padre perché accusata di vivere troppo «all’occidentale») e quello di Saana l’anno scorso (accoltellata dal padre marocchino perché voleva vivere con il fidanzato italiano), un altro orribile fatto di sangue che ha coinvolto una famiglia di diversa cultura e tradizione (questa volta pakistano-musukmana) nel nostro Paese.
Nel Modenese un padre ha ammazzato la moglie per una lite sul matrimonio combinato della figlia, Nosheen, che avrebbe dovuto sposare un connazionale. La ragazza non voleva saperne, il fratello l’ha presa a sprangate e l’ha ridotta in fin di vita. La madre, che prendeva le difese della figlia, è stata lapidata dal marito.
Molta è la strada che - tutti insieme (schedati o no) - dobbiamo ancora fare. Gli innesti forzati e lasciati a se stessi procurano lacerazioni, disorientamenti e arroccamenti su antichi e consolidati modelli degli uni o degli altri.
Altre due persone massacrate. Le nostre leggi attuali, esasperate spesso da metodi e comportamenti locali. non solo non aiutano ma aumentano la solitudine di chi è in difficoltà ed ha accettato di procedere per il cambiamento imposto da una realtà diversa da quella delle sue origini.
Gli individualismi e gli egoismi, piccoli e grandi, di molti fanno il resto. Queste donne - e le molte ignorate o scarsamente considerate - sono delle vere e proprie martiri.
Sembrerebbero cronache d’altri tempi, e altri luoghi. Invece succede in Italia, nel 2010. Famiglie musulmane - pakistane, egiziane, marocchine, algerine - che pretendono di trapiantare in Italia costumi del loro Paese; simile pretesa anche a quella di nostri recenti antenati.
Cous cous, veli e servitù di genere e di stato: tracce emergenti e visibili.
Pagine da leggere per scrivere di un’integrazione, solo che se ne abbia volontà e cultura, da traguardare con tenace pazienza e soprattutto attraverso reciproca conoscenza ed accettazione.
domenica 8 agosto 2010
• Realtà e speranze. Far politica oggi, in Italia.

«“Il bipolarismo in Italia non è mai nato.» «Che cosa hanno fatto gli eredi del Pci se non cercare per governare alleanze e unioni con qualche centro o con una certa sinistra, come dimostra l’esperienza, fallimentare, dell’Ulivo”?» «“Ho dato l’anima per costruire il partito democratico. Quindici anni. Ma ho di fronte agli occhi solo vecchi centri e vecchie sinistre.» «Mentre il mare è mosso, per il Pd sarebbe il momento di trarre qualche conclusione: che, ad esempio, esiste in Italia una forte tradizione socialista e socialdemocratica che potrebbe tranquillamente allearsi con espressioni di cultura cattolica e liberale, mentre è assurdo illudersi di trovare una sintesi tra storie tanto diverse.» Lo ha detto Massimo Cacciari in un’intervista agostana all’Unità. Parole importanti, se esistessero, formalmente o meno, momenti culturali e forme organizzate che potessero davvero proporsi come eredi della socialdemocrazia di tipo europeo o dell’impegno socio-politico dei cattolici. Allo stato sono presenti pulsioni e tensioni - o poco più. Cercano in sollecitazioni elementari - individuali o di piccolo gruppo la spinta per una reciproca contaminazione in un mare agitato, ma privo (o quasi) di vita. Ci si rivolge più alla pancia che all'intelligenza, più all'immagine - più o meno imbellettata - che alla sostanza. Individualismo ed arrivismo prevalgono sulla ricerca del bene comune, provocando un mutamento dei valori prevalenti nei primi cinquant'anni di vita repubblicana. Col ‘berlusconismo’ ci spingiamo alla ricerca di un potere gestionale fine a se stesso con sbocchi spesso amorali, da 'decadenza ‘imperiale’.
Cacciari e Bagnasco: due espressioni in cerca di sollecitazione e di condivisione per poter costruire un progetto realistico che, salvaguardando la democrazia rappresentativa, recuperi certezze e progettualità al ‘sistema Italia’ in un momento delicatissimo soggetto a collassi e sconquassi sconvolgenti. Dobbiamo riprendere consapevolezza di essere Comunità e reagire tutti (laici cattolici, di altra confessione o tendenza) e giungere insieme ad una nuova sintesi per la convivenza. Urgono luoghi nei quali confrontarsi; sentirsi 'vivi' e capaci di scegliere e condividere consapevolmente, in modo da creare precondizioni progettuali. È questa un'operazione sempre più difficile per vecchi cascami riemergenti da culture e schematismi, vecchie ed obsolete.
Tenendo conto di tutto ciò, forte è la speranza nel dibattito che caratterizzerà la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani che si terrà a giorni a Reggio Calabria, anche se non si avvertono ‘grandi’ spinte preparatorie d’insieme della Chiesa italiana.
domenica 14 febbraio 2010
• L'on. Paola Binetti lascia il PD
Leggo su Yahoo di oggi che l’on. Binetti lascia il Pd e che l’on. Bersani avrebbe detto di essere dispiaciuto della scelta della discussa parlamentare dell'ala "teodem" del partito di centrosinistra, dopo la decisione del partito di sostenere la candidatura dell’on. Bonino a Presidente della Regione Lazio. On. Bersani:«So che a qualcuno potrà sembrare strano, ma lo dico sinceramente: l'allontanamento dell'onorevole Binetti è quello che mi dispiace di più».Che i disagi derivanti dalla formazione del Partito Democratico sarebbero durati ed avrebbero prodotto effetti nel tempo, ne erano consapevoli tutti; trattandosi di un processo che avrebbe portato ad un confronto strettissimo tra due culture solide e radicate: quella cattolico-democratica e quella comunista (per di più questa nella fase terminale di digestione della pesante sconfitta storica delle esperienze del sovietismo in varia sfumatura e delle vicende da'Fattoria degli animali' ancora in corso in Cina). Ad esse si univa anche la ricerca di una dimensione politica credibile da parte di nuovi soggetti, che si accostavano per la prima volta alla finestra e che rifiutavano in nuce le esperienze gestionali delle altre due culture politiche. Disagi che in momenti di scelte operative ed elettorali non potevano che aggravarsi.
La scelta di alcuni soggetti a candidati Presidenti - coi rischi di cesarismo che gli attuali sistemi elettorali inducono - portavano a prevedibili conseguenze trovandosi in presenza di candidati che non rinunciavano a loro precedenti visioni ideologiche, ma anzi continuavano da tempo ad esaltarle. Il caso Lazio appartiene a questa categoria. L'on. Binetti - come altri casi in atto o manifestatisi da poco - lo confermano. Non solo ma i termini del problema sono ancor più sottolineati quando si ascoltano affermazioni come questa: l'on. Bersani sta accompagnando per la mano la fuoriuscita dei cattolici dal PD. Lo ha detto nei giorni scorsi a La7 un importante giornalista di Famiglia Cristiana
È fuor di dubbio che la dirigenza del PD, nelle sue varie espressioni, non può limitarsi ad atteggiamenti 'paciocconi' e dare la sensazione di assorbimento di chi non era DS, provocando fughe e perplessità nei vecchi popolari e nei nuovi soggetti aderenti al PD. Il PD non è - e non può essere - il 'grande DS', che distribuisce un po' di potere locale (laddove se ne ravveda la necessità e l'opportunità, come se ciò potesse esaurire il problema!). Gente che se ne va o si mette in temporanea posizione di attesa, non va con Berlusconi e compagnia, né si adatta facilmente ad equilibrismi alla ricerca di una sponda più tranquilla. Ma l'attuale dirigenza del PD non può stare a guardare con aria afflitta o di compatimento. Nel tempo si potrebbe arrivare all'eutanasia del PD.
giovedì 19 novembre 2009
• Sistema giudiziario e terrorismo
NON c’era solo la decisione del Tribunale Supremo brasiliano che ha riconosciuto la legittimità della richiesta di sua estradizione dal Brasile all’Italia (sulla quale il Presidente Lula ha l'ultima parola), ma la necessità di riaffermare il primato di garanzia e di rispetto dei diritti civili presente nel nostro ordinamento giudiziario, che il ministro della giustizia brasiliano aveva revocato in dubbio. Atto doppiamente grave perché rivolto all’ordinamento giudiziario italiano e alla nostra democrazia, che prevede una rigida separazione dei poteri dello Stato; quello giudiziario che ha fatto muro contro ogni tentativo di destabilizzazione da parte del terrorismo rosso e nero negli anni di piombo, della criminalità organizzata, degli apparati deviati così come oggi cerca di far fronte decisamente alle ricadute contingenti della crisi che il sistema giudiziario negli anni ha maturato per motivi funzionali e tecnico-organizzativi. Come ricorda l’«Associazione Italiana Vittime del Terrorismo»: Cesare Battisti è un superlatitante degli anni di piombo, ex leader dei Proletari armati per il comunismo, fuggito dall'Italia e rifugiato in Francia; fu arrestato a Parigi mentre era in procinto di essere estradato in Italia per scontare i diversi ergastoli a lui inflitti dalla giustizia italiana. Egli, infatti, è stato condannato con sentenze definitive all'ergastolo e ad un periodo di isolamento diurno, oltre che per banda armata, rapine, armi, gambizzazioni, per ben quattro omicidi.
mercoledì 19 agosto 2009
• Immigrati: una risorsa per il paese.

Sono cresciuti di dieci volte in 17 anni, ma non hanno rubato il lavoro a nessuno. Sono i 3 milioni e 400 mila stranieri presenti in Italia così come vengono fotografati da uno studio della Banca d’Italia. Sono una risorsa. Il rapporto Bankitalia evidenzia che gli stranieri con un impiego sono molto più giovani degli italiani, hanno meno istruzione e più difficoltà di apprendimento degli italiani, soprattutto nel Sud, ma aiutano a mantenere giovane la forza lavoro del Paese. Rappresentano la nuova classe operaia, dice la Banca d’Italia, e, al contrario di quanto si possa credere, «all’incremento del numero degli stranieri non si è associato un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani.»
Nelle regioni centro-settentrionali tre-quarti degli immigrati sono stati impiegati come operai, una percentuale doppia rispetto a quella degli italiani. Nel Mezzogiorno, invece, sono più diffusi i piccoli imprenditori stranieri. I dipendenti, invece, nel Sud sono soprattutto nell’agricoltura, nel turismo e nei servizi alla persona.
Lo studio dimostra che gli immigrati fanno lavori che gli italiani non fanno, condizione che non molti decenni or sono era dei nostri emigrati un po’ in ogni parte del mondo. In più assistono anziani, bambini e malati, sussidiari dello stato sociale. Alcuni diventano imprenditori. Bankitalia ci ricorda in pratica che, come in tutti i paesi avanzati, l’immigrazione è una ricchezza per tutti, che gli immigrati guadagnano meno di noi ma che, grazie a colf e badanti, le donne italiane possono dedicare più tempo ed energie al lavoro.
La velocità d'ingresso in dieci anni è stata alta e l'integrazione riguarda, parzialmente la prima generazione ma soprattutto la seconda generazione, i figli degli immigrati. C'è pressione, ai confini e manca del tutto una politica consapevole (e una cultura) dell'integrazione, che non sia solo quella dell'emergenza.
La cultura del consumo (coi relativi cascami ideologici), nonostante le sollecitazioni derivanti dalla crisi del sistema finanziario in atto, mantiene alta l’accelerazione dei vari processi, in particolare di quelli delle imprese dell’energia e della trasformazione. Il dopo crisi è appena adombrato e non si sono ancora 'mosse' una cultura ed una organizzazione dei tempi diverse da quelle oggi richieste (che per quanto riguarda Italia ed Europa non sono neppure accettabili per il 'prima della crisi').
Dobbiamo velocissimamente ripensare progetti e ricalibrare strumenti ed obiettivi, altrimenti l'osmosi in atto vedrà processi di integrazione 'forzosa' e culturalmente improvvisata, come di fatto sta accadendo.
Possiamo e dobbiamo farcela! Possiamo e dobbiamo limitare poteri fuori controllo democratico affermati da 'lider maximi' e centri di potere di varia natura.
Il sindacato, come nel passato della nostra repubblica, può essere uno strumento determinante. Certamente il sistema impresa deve interagire con esso. Per tutti la ‘partecipazione’, verifiche e controlli democratici devono essere un punto di riferimento determinante. Da ciò l’importanza determinante di una strategia politica che non è facile intravedere in questo tempo, tante sono le contraddizioni propagandistiche che si intrecciano nella maggioranza di governo con peccati e peccatucci, micro-ideologie ed opportunismi, mentre il maggiore partito di opposizione sta definendo congressualmente progetti ed obiettivi.
NB - Le affermazioni ed i rilievi emergenti dalla ricerca della Banca d’Italia sono state tratte dalla stampa quotidiana in articoli finalizzati.
mercoledì 29 luglio 2009
• "Test di dialetto per i professori"

La notizia: "La Lega Nord, cioè, vuole inserire un test, per i professori, che attesti, per dirla con le parole di Paola Goisis, «il loro livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono andare ad insegnare». I titoli di studio, quindi, passeranno decisamente in secondo piano. «Non garantiscono un’omogeneità di fondo - osserva il deputato della Lega - e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’insegnante." (da LA STAMPA odierna)
Non c’è da essere sorpresi. Qualcuno tuttavia certamente lo è, se derubrica di fatto a poco più che curiosità (lo si desume dai comportamenti dell’attuale maggioranza di governo) la denuncia dei ritardi ed inadempienze fatta in questi giorni dal Presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a proposito delle celebrazioni del 150° anniversario della nascita politica dell'Italia moderna.
Sarà bene non dimenticare che un partito che fa del localismo la sua linea guida, come se nel mondo non ci fosse nient'altro, è parte determinante dell’attuale maggioranza di governo e, quindi, in grado di determinarne scelte e comportamenti.
Non possiamo non osservare che una cosa è avere finalmente un giudizio - non di maniera - di come si è giunti all'Unità d'Italia. Da livornese, per esempio, non posso certo dimenticare che la resistenza popolare (e non di una sola parte della città di allora) all’assedio degli austriaci - guidati dal barone Bettino Ricasoli (poi ministro del governo ‘unitario’ monarchico) è totalmente ignorata dai libri di storia, anche attuali.
Altra cosa è minare in ogni modo l'unità d’Italia con una cultura dello spezzatino, del particolarismo e della sopraffazione dell'uno sull'altro.
Si è ancora una volta 'eccitato' il vespaio. Un po' per rispetto della richiamata cultura "retró". Un po' per aiutare forse l’attuale maggioranza di governo e parlamentare a mettere la sordina sui disastrosi comportamenti del Presidente del Consiglio, sui dissidi interni, sui ritardi di iniziativa dell'attuale maggioranza di fronte alla crisi mondiale e del Paese e nella strategia di redistribuzione territoriale delle risorse.
domenica 19 luglio 2009
• Obsolescenza delle ideologie. Nuove dinamiche.
Non ho dubbio che l'attuale assetto politico-partitico italiano risenta pesantemente della profonda crisi di rinnovamento di ideologie (oggi non riproponibili) che cercavano di rispondere ai problemi reali posti dall'industrialismo e da un capitalismo senza controlli e senza robuste correzioni. Una crisi che induce un nuovo modo di porsi e proporsi per le necessarie soluzioni di riequilibrio che si manifestano da sempre e che comportano una maggiore attenzione agli effetti, prima ancora che alle cause, dei fenomeni che investono persone, famiglie e società; di vario livello culturale ed ampiezza territoriale. Specialmente in epoca nella quale i tempi della mobilità personale, di gruppo e delle merci impongono un forte e rapido rimescolamento di insediamenti e culture. Il cosiddetto globalismo costringe a prefigurare un nuovo assetto dei centri di potere ed un diverso ruolo delle istituzioni locali e delle parti sociali. Non è cosa nuova. È un fenomeno che abbiamo affrontato con molto ritardo. Ricordo che, per quanto rigarda la mia esperienza diretta, ne dibattemmo - presente Pierre Carniti - già nel consiglio generale della Cisl livornese nell'inverno del 1977, nel mio ultimo intervento a quel livello!Da noi il fenomeno PD-partito Democratico ne è la dimostrazione plateale, così come lo sono la ricerca di un nuovo volto e proposta che risponda alle esigenze di integralismo sociale(che pur permangono) ed alla ricerca di certezze che si manifesta in una destra che continua a guardare alla fotografia di quello che ritiene il 'meglio' di alcuni cascami dei precedenti schemi ideologici (ormai polverizzati dai fatti).
Una delle ricadute di tutto questo è la scelta fatta (apparentemente solo come opportunismo del momento, sia da parte socialista europea che da quella democratica italiana), della 'Alleanza' in un unico gruppo parlamentare europeo.

La 'Centesimus Annus' di Giovanni Paolo II, prima, e la 'Caritas in veritate' di Benedetto XVI offrono un punto di riferimento non solo all'insieme dei cristiani, ma anche a tutti coloro che - consapevolmente - stanno faticosamente cercando per la gestione della polis una loro nuova dimensione. Il filosofo francese Bernard-Henri Lévy è uno di questi. Almeno a me così pare di cogliere dalla sua intervista, oggi in edicola, al Journal du Dimanche - JDD.fr - (ripresa anche da Le Monde).
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Journal du DimancheSamedi 18 Juillet 2009
BHL: "Le PS doit disparaître"
Propos recueillis par Claude ASKOLOVITCH Le Journal du Dimanche
Bernard-Henri Lévy réagit sans détour aux spasmes qui ont agité le PS ces derniers jours. Pour le philosophe, Martine Aubry est le gardien d'une "maison morte". Lui espère Royal, Valls ou Strauss-Kahn pour que la gauche renaisse sur les décombres du socialisme. Retrouvez ici des extraits de l'entretien qu'il a accordé au JDD, à paraître dimanche.
L'homme de gauche Bernard-Henri Lévy est-il triste quand il regarde le PS?
Naturellement, je suis triste. J'ai rarement vu des politiques mettre autant d'énergie à s'autodétruire. Si ça ne concernait qu'eux, ce ne serait pas trop grave. Mais il s'agit de l'alternative à Nicolas Sarkozy, de l'espérance des gens. Or ce PS-là n'incarne plus l'espérance de qui que ce soit. Il ne provoque plus que la colère et l'exaspération.

Donc, le PS va mourir?
Non. Il est mort. Personne, ou presque, n'ose le dire. Mais tout le monde, ou presque, le sait. Il est comme le cycliste d'Alfred Jarry qui pédalait alors qu'il était déjà mort. Ou comme le chevalier d'Italo Calvino dont l'armure était vide. Il est mort.
"Valls a raison: il faut, de toute urgence, changer ce nom"
Et comment le dissoudre?
L'histoire, disait Marx, a plus d'imagination que les hommes. Donc tous les scénarios sont possibles. Tous. La seule chose sûre c'est que ce Parti qui fut celui de Blum et de Jaurès est en train de perdre ce qui lui restait d'âme - et doit disparaître.
La question du nom, socialiste, est importante?
Evidemment. N'importe quel nominaliste vous le dira: un nom, c'est plus qu'un nom. Et, sur ce point, Valls a raison: il faut, de toute urgence, changer ce nom.
L'idée de primaires, pour désigner le candidat?
Sans les primaires, jamais Obama n'aurait été désigné. Sans des primaires à la française, sans une vaste consultation ouverte, populaire, jamais ne s'enclenchera le processus aboutissant à ce nouveau parti de gauche qui rompra avec la machine à perdre.
martedì 28 aprile 2009
• I Promessi Sposi, in 10 minuti
Ve lo propongo così come me lo ha fatto trovare mio figlio. Per me un simpaticissimo salto indietro di più di 50 anni! Grazie ai bravissimi interpreti (Titolo originale "Oblivionteca Numero tre: I Promessi Sposi" di Lorenzo Scuda e Davide Calabrese. Disponibile in Dvd nella compilation "DI PALO IN SESTO" in vendita su www.oblivion.it) ed anche alla riproposizione della parodia del trio Marchesini, Solenghi e Lopez.
sabato 25 aprile 2009
• Il dialogo in Comunità nelle quali coesistono culture diverse
noscerci e meglio comprendere come possiamo vivere insieme. Ma per dialogare occorrono due disponibilità all'ascolto. Non solo, ma occorre anche che chi si muove per primo si renda conto che il dialogo non avviene tra persone che vivono all’interno di una stessa area culturale o confessionale, definita e stabile, impermeabile ad altre conoscenze: quella nella quale si hanno certezze ed autogratificazione, si annotano assenza di conflitto. Persone che liberamente si aggregano tra loro di volta in volta sulla base di scelte, convinzioni e necessità fisiche che le caratterizzano. Persone che reciprocamente tendono a contaminarsi ed a rifiutare imposizioni e schematismi anche quando si proponessero come positivi. Perché tutto questo accada occorre che ciascuno e ciascun gruppo sia educato al dialogo. Sia posto in grado di sostenerlo per evitare che si traduca in un chiacchierare da barrino, come può accadere quando si va per approssimazioni e conoscenze superficiali, gli uni degli altri.
venerdì 24 aprile 2009
• Bersani al cardinal Silvestrini:«I nostri umanesimi hanno radici comuni, e sono radici cristiane»
Sul MESSAGGERO del 24 aprile 2009 leggo che l'on. Luigi Bersani del PD ha detto che il liberismo è una vera e propria ideologia e che la sinistra per 20 anni ha giocato di rimessa. La «leggerezza comunicativa» e il «nuovismo» altro non sono state che prove di sudditanza. Ora la crisi socio-economica in atto rilancia le parole forti del riformismo: uguaglianza, produzione, welfare, lavoro. E la sinistra può puntare ad un nuovo «new deal», ovvero ad «un grande patto nazionale, sociale e generazionale». Era al convegno dell’associazione Nens («Uno sguardo oltre la crisi») ed era presente una fetta incidente della 'intellighenzia' democratica. Il convegno ha offerto anche l’inedito confronto tra Bersani e il card. Achille Silvestrini. Per il cardinale anche alla Chiesa è mancata «quella vigilanza morale sulle cause della crisi finanziaria, che invece ha esercitato in altri campi». E ora le fedi devono aiutare la «coesione della civitas» e la ricostruzione di un senso di sobrietà, anziché farsi strumento di divisione. Temi ripresi da Bersani: «I nostri umanesimi hanno radici comuni, e sono radici cristiane». I riformismi italiani, sia di tradizione socialista che cattolica, sono ora chiamati a costruire insieme un nuovo modello. Il personalismo cristiano è parte della cultura del Pd, ma lo è anche il principio dell’«autonoma responsabilità della politica».
giovedì 23 aprile 2009
• Impegno socio-politico. Incontro col Vescovo a Livorno.
Il Terzo Vicariato della diocesi di Livorno ha organizzato nella chiesa di N.S. del Rosario un incontro del Vescovo coi politici, che affermano di richiamarsi alla Dottrina Sociale della Chiesa. Riprende un percorso già avviato anni or sono in Santa Giulia dal Vescovo di allora. Un momento, questo, assai delicato per la convocazione in atto dei Comizi elettorali (sia locali che europei) e per la crisi socio-economica (globale, nazionale e locale), che ha prodotto gravi ricadute negative nella nostra Comunità. Chi ha partecipato all'incontro dice che l’aula era affollata sia da persone impegnate direttamente in politica sia da persone interessate ad una verifica del ruolo dei cristiani anche in questa Comunità. L’interesse per la parole del presule e per quelle degli intervenuti nel dibattito è stato molto alto.È stata una palese conferma della urgenza e della necessità di riprendere il processo interrotto p
er una cultura politica cristiana, anche livornese, che tanto bene si era manifestata nel passato recente e lontano e che aveva lanciato squarci di luce. Il più significativo era stato l’impegno dei giovani fucini del 1943 nella Resistenza; nella partecipazione attiva nel rifiuto di ogni sudditanza, nel lavoro partitico e sindacale e associativo di tanti uomini e donne che hanno rifiutato l’assorbimento e l’annullamento nella logica autoreferenziale dello strumento ‘potere’. Da sottolineare anche il momento dei corsi di formazione diocesani all'impegno socio-politico, attivati per alcuni anni. Su richiesta invierò - a chi me lo chiederà - il documento diocesano “da cristiani in politica” già diffuso fin dal 2006 e che, non credo, abbia subito modificazioni recenti. In questa occasione ne richiamo solo il titolo dei vari paragrafi:
• Le relazioni tra cristiani e politica.
• Partecipazione, testimonianza e scopi della politica
• Esigenze del bene comune
• La società democratica
• Doveri del cristiano nei riguardi della politica
• Scelta di un partito, di un sindacato o di una associazione
• Requisiti per il cristiano eletto in una carica di rappresentanza
• Compito della Chiesa
• Comportamento del clero nei riguardi della politica
giovedì 19 marzo 2009
• Profilattico: uno scandalo non necessario
Condivido le opinioni di Luigi Accattoli espresse a proposito del problema sollevato e delle dichiarazioni di Benedetto XVI, diffuse nel proprio blog. Trascrivo quelle che più mi sentono coinvolto. Le considero un punto di riferimento, per me importante.
Scrive Accattoli
nel messaggio di partenza. «La Chiesa non propone l'uso del profilattico per la prevenzione dell'aids - la sua via è quella della formazione alla responsabilità sessuale - ma non si oppone ai programmi che lo prevedono e che da lei non dipendono: ritengo che l'istruttoria in materia - dentro e fuori il Vaticano - sia matura perchè si arrivi a formulare questa posizione e immagino che ciò sia possibile nel corso del viaggio africano del papa. Già più volte Benedetto ha trovato le parole giuste nel momento della massima esposizione alla canea mediatica: ciò è avvenuto con la Shoah, con i preti pedofili e con l'Islam . Nel primo commento riporto la dichiarazione del portavoce vaticano che a mio parere prelude alla posizione che mi auguro possa essere formulata. Nel secondo, le parole dette dal papa in aereo che non hanno il tono asseverativo e "pericoloso" che gli è stato attribuito dai malintenzionati e che ovviamente sono alla base della precisazione del portavoce. Nel terzo dico la mia riluttanza a trattare il tema: sono un uomo all'antica e non immaginavo di arrivare a mettere il profilattico nel titolo di un mio post.»
«Ecco le parole del papa in aereo in risposta alla domanda del collega Philippe Visseyrias di France 2 ("Santità, tra i molti mali che travagliano l'Africa, vi è anche e in particolare quello della diffusione dell'Aids. La posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso viene spesso considerata non realistica e non efficace. Lei affronterà questo tema durante il viaggio?"): "Io direi il contrario: penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant'Egidio che fa tanto, visibilmente e anche invisibilmente, per la lotta contro l'Aids, ai Camilliani, a tutte le Suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di preservativi: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l'uomo interiormente, di dare forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e di quello dell'altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra che questa sia la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo»
• • Interessanti anche i rilievi di Luigi Bonacina su LA VITA
• ACLI: Dieci consigli per tempi di crisi
6) "controllare i costi di fatture, bollette, estratti conti,
9) "dare il buon esempio con i figli sul come affrontare con energia e dignità le difficoltà del vivere quotidiano".
venerdì 6 marzo 2009
• Anniversario morte mons. Vincenzo Savio
Il 31 marzo è il quinto anniversario della morte di mons. Vincenzo Savio. Prima parroco e vescovo ausiliare nella diocesi di Livorno, poi vescovo in quella di Belluno-Feltre. Il ricordo di un Pastore, che non ha bisogno di aggettivi. Un'amicizia senza riserve. Ripensando al suo percorso ed alle sue tracce, non posso non fare un parallelo psicologico col percorso di Santa Giulia (dal suo approdo in Corsica, a Livorno, a Brescia): dovunque è passato ha lasciato segni di azione e preghiera importanti, tante 'stazioni' di meditazione e riflessione. Non posso non ripensare al quadro del Beato Angelico, il "Cristo incoronato di spine", di fronte al quale ha voluto pregare e meditare fino all'ultimo. Ne era innamorato, sollecitato alla maggior condivisione possibile di quel momento di totale donazione. Lo si leggeva nei suoi occhi sfavillanti e trascinanti quando lo aveva fatto conoscere a tutti in Santa Maria del Soccorso a Livorno. Uno sguardo che, con malcelata timidezza, ha mostrato sempre.
Mons. Vincenzo Savio (1944-2004), Vescovo della Diocesi di Belluno Feltre dal 2001 al 2004, in un intervista rilasciata a Telebellunodolomiti in occasione dell'incontro in Val Canzoi con la Pastorale Giovanile di Feltre nel 2001.
lunedì 2 marzo 2009
• Considero valore - Erri De Luca
Sono convinto che alcuni di quei valori siano conosciuti e compresi, ma anche che la cultura della ideologia del consumo e del mercato, che induce la marginalizzazione della solidarietà, nella quale siamo immersi da ormai troppi anni, non ce li faccia praticare.
Possiamo farcela a recuperare il tempo perduto! Riappropriamoci della nostra capacità e possibilità di partecipazione. Riappropiamoci della facoltà di selezionare davvero i nostri gruppi dirigenti tenendone conto.
• I cattolici ed il Concilio Vaticano II
dal blog "RAI Vaticano" - 24 febbraio 2009Di questo si occupa il presente libro, con la testimonianza di un uomo, un vescovo che a sua volta visse il Concilio in presa diretta, monsignor Luigi Bettazzi:Quando entrammo nel Concilio avevamo ancora un certo timore della parola di Dio. Pensavamo che fosse riservata alla gerarchia, e in effetti le cose andavano così. Abbiamo forse dimenticato che la gente imparava il catechismo a memoria, senza coinvolgimento personale? La grande scoperta fu proprio quella del valore della parola di Dio.
martedì 10 febbraio 2009
• Eluana è morta
smo in libera uscita sull'onda di una forte e naturale emotività. In certe sortite mi è parso di leggere perfino il tentativo - consapevole o meno - del recupero di logiche da Stato Etico, di antica memoria.L'urgenza di una strategia biopolitica ha straripato nelle aule delle istituzioni. Pur nel rispetto delle posizioni espresse direttamente o indirettamente, anche in questo nostro piccolo angolino mediatico, abbiamo esplicitamente solidarizzato con chi cercava di conoscere ed approfondire; di ascoltare e riflettere in silenzio con rispetto e condivisione; di pregare - privatamente e nei luoghi della Comunità ecclesiale.
Ma nelle assemblee deliberanti non si confrontavano i bianchi, i neri o i rossi, ma uomini e donne nominati da alcune oligarchie istituzionali con l'avallo di un voto popolare fortemente condizionato dalle oligarchie mediatiche. La stessa Chiesa nel confermare e sostenere il biblico diritto alla vita - suo momento costituente - si esponeva di fatto ad una indegna strumentalizzazione della sua spinta naturale per fini che col diritto alla vita avevano poco a che fare. Basta rileggere le dichiarazioni di questi momenti.
Ieri sera, nella sua trasmissione su La7, Gad Lerner, parlando - tra gli altri - con la Binetti, ha detto di aver sentito forte la necessità di pregare, quando si è appresa la notizia che Eluana era morta. Come non unirsi, oltre ai familiari ed agli amici, anche a loro ed a quanti nello studio nel comportamento - prima che nelle parole - manifestavano la stessa urgenza e necessità?
Dagli anni '90 il caso di Eluana ( e di tanti altri) era noto a tutti. Perché si è atteso l'ultimo momento? non si è ascoltata una famiglia che richiedeva con forza e decisione un pronunciamento?
È la domanda che qualche giorno fa ha fatto a tutti il padre di Eluana. La strumentalità di potere vorrebbe mettere alla gogna il Presidente della Repubblica (qualcuno adombra perfino la richiesta di impeachment !!!). L'onestà intellettuale dovrebbe pretendere una risposta da chi ha operato nelle istituzioni in punti di potere reale. Non è sufficiente che i destinatari dell'appello del padre di Eluana abbiano risposto, salvo palazzo Chigi il cui diniego non è decisamente credibile.

