lunedì 28 giugno 2010

• "Panem et circenses"


Si usa ricordare che il calcio (e localmente non solo; da noi a Livorno anche basket, scherma o gare dei gozzi a 10) viene usato per mantenere in vita il detto della decadenza imperiale di Roma: intanto diamogli "panem et circenses", così dimenticano le cose serie e la loro vera servitù! Di questo sembra convinto anche il neo-ministro Rancher, a giudicare dalla dichiarazione attribuitagli: la nazionale è fuori dai campionati del mondo di foot ball; invece di occuparsi di questo si occupano del mio 'legittimo impedimento'!
Metodi e modi che non sono di destra, di centro o di sinistra, ma praticati sistematicamente - più o meno bene - da chiunque detenga il potere; ad ogni livello. Un po' come dire: spostiamo l'attenzione sul 'leggero' per tappare gli occhi
(anche per un momento) sul 'pesante'. I campionati del mondo: il pezzo più importante di quella strategia. Il momento consumistico-finanziario più dirompente. Quindi molta attenzione e 'sofferenza' collettiva! Quindi berlusconiani silenzi.
Ecco un 'presuntuoso' commento (!!!) anche mio. L'unico titolo degno di attenzione sulla disfatta calcistica ai campionati del mondo, è stato per me uno solo, I PADRONI DEI CLUB PAGANO IL TRADIMENTO A DONADONI.

venerdì 23 aprile 2010

• Ma dove stiamo andando?

Ho seguito su RAINEWS24 la diretta della mega-direzione nazionale del PdL (Popolo delle Libertà, per chi lo avesse dimenticato!). Ho ancora davanti agli occhi Verdini che dal palco conta, indicando col dito, i dissenzienti. Berlusconi, seduto accanto a lui, lo aiuta.

Via libera al documento finale, all'atto di 'fedeltà': ''Leadership forte non significa rinunciare al dibattito democratico''. I fedeli di Fini votano contro. Rottura, anche formale, tra i due leader - cofondatori del ‘partito del predellino’.

Fini: “Criticare non è un tradimento'' - "Accetti il dissenso"

Il Presidente del consiglio (che ama farsi chiamare ‘premier’): 1)"Congresso entro l'anno" - 2). Riprendendo una antica definizione di Fini: le correnti ''Sono metastasi''. 3) Bossi, il salvagente.

Ma, come nota Luigi Accattoli nel suo blog, in alcuni passaggi della sua replica a Fini (in particolare in quello del passaggio di proprietà de IL GIORNALE, quotidiano di famiglia) «c’è Berlusconi a 18 carati la cui prima degnità – come direbbe il Vico – potrebbe essere così formulata: “Non conviene discutere quando si può comprare“». Qualcuno sta chiamando il PdL: partito Propaganda Continua in Italia ed ha un accenno di sorriso pensando a quanto accaduto nella recente sortita elettorale. Colpisce che si scopra solo ora che “le decisioni a maggioranza sono vincolanti per tutti'' e che la regola democratica - evocata da qualcuno timidamente - in forza della quale una persona viene eletta ad una qualsiasi carica, richiede lo 'scrutinio segreto’.

Pur consapevoli che si sta parlando di persone e tempi completamente diversi con riferimento a coordinate completamente diverse, altri rinforzano affermando: “Siamo in presenza di una classe politica dirigente che non è capitanata da un De Gasperi o da un Kohl, ma da uno Stalin al quale viene richiesto di fare il Togliatti”. Ed altri ancora in presenza di un Gran Consiglio del fascismo, convocato per la forzatura di alcuni dissenzienti ‘palesi’, che, al momento, rimangono interni ad un partito plebiscitario e populista.Entrambi ‘schermi’ forzati, ma chiari riferimenti alla implosione in atto del maggior insieme partitico italiano. I suoi sbocchi? Difficile previsione. C’è chi crede di leggere le premesse di un nuovo equilibrio tra gli ‘insiemi’ del nostro Paese: Sinistra, Centro, Destra. La effettiva nascita di una seconda Repubblica.

Mi ripeto: non è il momento di stare alla finestra. Le nuove leve devono recuperare, e rapidamente, il buono della prima Repubblica (che ci invidiava mezzo mondo e che abbiamo buttato dalla finestra in nome di neo-imprenditorialismo e di decisionismo più formale che sostanziale).

Incombono il cambiamento fine a sé stesso e la straripante 'cultura' dell'incertezza. Quanto accaduto a Rosarno, prima, e ad Adro, in questi giorni, - pur riguardando il tema specifico della multiculturalità e della convivenza fra diversi - hanno fatto respirare un clima di odio e di intolleranza (di quelli veri, non di quelli evocati strumentalmente da quelli del ‘predellino’!). Ma, come sempre: MAI DIRE ORMAI e partecipare alla formazione delle decisioni della convivenza e della sopravvivenza


lunedì 12 aprile 2010

• Hanno perso tutti, ma ha vinto Berlusconi.


Se si guarda ai numeri delle Regionali e si pone attenzione sia ai voti espressi (pur nella diversificazione dei vari territori) sia astenuti, bianchi o nulli, l’impressione che si ricava è che i partiti maggiori (PD da una parte, PDL dall’altra) l’uno ha confermato le dimensioni dei voti ricevuti rilevate alle politiche, l’altro ne ha persi non pochi a favore di propri compagni di viaggio e in una certa misura, in assoluto. I gruppi di Centro hanno battuto un colpo. Le espressioni più radicaleggianti e quelle che hanno meglio curato - per modi e comportamenti - i rapporti col territorio ne hanno guadagnato o non ne hanno persi. Tuttavia la “solitaria” scesa in campo alla quale è stato costretto Berlusconi è riuscita a ridurre in termini gestibili la quota degli astenuti che riguardavano il Pdl e, per quanto lo riguarda, ha personalmente vinto lui.

Da questo voto, comunque, ho tratto alcune conseguenze. In primo luogo si è dimostrata ancora una volta tutta la pericolosità dell’accentramento di poteri senza controllo in una unica persona. Il presidenzialismo senza controllo del Parlamento praticato di fatto da tempo, rende ‘conquistabile’ il potere istituzionale a chi ha più denaro e strumenti di controllo; onesto e leale o meno che sia. Il rapporto capillare e stabile tra chi gestisce il potere (in tutto o in parte, come la Lega) è avvertito come degno della massima attenzione. Un piccolo partito (perché tale è ed è rimasta la Lega) controlla in maniera cogente e determinante il partito di governo. Le espressioni più radicali aumentano consenso operando in un terreno privo di proposte conosciute e valutabili. [Il PDL ha parlato molto di obiettivi generali da perseguire sulla base di dichiarazioni generiche e che manifestano contraddizioni non marginali tra i propri uomini/guida. Ma non ha presentato da tempo alcuna proposta al proprio elettorato. Il PD ha avanzato ‘timidamente’ - troppo - alcuni primi approcci di proposta a fronte di obiettivi dichiarati ed ha mostrato grosse lacune organizzative e di comunicazione.] Il Centro in salsa UDC ha giocato piuttosto ambiguamente, mentre l’API - al primo confronto elettorale - si è proposta solo in qua e là. Il quadro è assai fluido, anche se sottoposto ai colpi di coda di chi teme contraccolpi sulla propria posizione per le ‘marronate’ (personali e politiche) proprie o dei propri accoliti nonché al tentativo del PD di porre la sordina ai propri errori gravi nel Lazio, in Piemonte o in Calabria. Non valuto né cito l’intervento preelettorale dei rappresentanti della CEI perché - come è sempre accaduto da dopo il 1948 - la sua incidenza sulle espressioni di voto non è determinante, almeno a mio parere; anche se il mondo che conta del centrodestra ha cercato di tirarlo strumentalmente per la giacca.

Cosa fare? Intanto prendere atto di tutto questo e trarne conseguenze progettuali e di obiettivi finalmente a base solida con cui poterci - tutti - confrontare. In secondo luogo affrontare la priorità delle priorità: il lavoro e la sopravvivenza (possibilmente esaltando il principio della solidarietà). A ruota, con analoga urgenza avviare a definizione il percorso per la revisione dei poteri e dei controlli costituzionalmente previsti. In dialogo fra maggioranze parlamentari (quelle popolari mi sembrano ampiamente saltate con le astensioni) e minoranze? Certamente, sperando che contrapposizioni interne alla maggioranza non immobilizzino di fatto tutto, come accaduto in questi ultimi quindici anni.

Ne abbiamo già una dimostrazione in questi giorni. Scrive EUROPA DEL 10 aprile: « La verità è che anche una materia così delicata come quella della modifica della seconda parte della Costituzione sul punto nientemeno della forma di governo, è diventata l’ennesima partitella di ping pong fra i capi della destra, segnatamente fra un Fini puntigliosissimo nell’ammonire che con questa roba non si scherza e un Berlusconi che sembra divertirsi. Con il rischio che la Lega resti presa in mezzo a far da spettatrice all’ennesima puntata di un duello che sta stancando tutti. Aveva ragione Sartori a mettere in guardia dal rischio di una soluzione «ripastrocchiata all’italiana»: ma qui sta andando peggio delle più nere previsioni. Si è partiti così male che la tentazione è quella di chiuderla qui, essendo la prospettiva di tre anni così assolutamente deprimente. Ancora una volta è Berlusconi a buttare le carte per aria, un giochino che gli era riuscito con la Bicamerale dopo mesi e mesi di lavoro, questa volta non ha resistito nemmeno una settimana. L’impressione è che, come altre volte è capitato su questa materia, il presidente del consiglio dica le cose tanto per dire. Per vedere l’effetto che fa. O per puro spirito di contraddizione verso Fini, che conoscendo i suoi polli, aveva fiutato puzza di bruciato»


mercoledì 3 marzo 2010

•Rifiutare mancanza di speranza ed isolamento


«La plastica si sta squagliando? Sembrerebbe. Certo è che coloro che si erano illusi dopo le elezioni del 2008 che il Pdl fosse diventato un partito più o meno vero, qualcosa di più di una lista elettorale, sono costretti ora a ricredersi. Non era qualcosa di più: spesso, troppo spesso, era qualcosa di peggio. Una corte, è stato autorevolmente detto. Ma a quel che è dato vedere pare piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica. E tra loro, mischiati alla rinfusa — specie nel Mezzogiorno, che in questo caso comincia dal Lazio e da Roma— gente dai dubbi precedenti, ragazze troppo avvenenti, figli e nipoti, genti d’ogni risma ma di nessuna capacità. E’ per l’appunto tra queste fila che a partire dalla primavera dell’anno scorso si stanno ordendo a ripetizione intrighi, organizzando giochi e delazioni, quando non vere e proprie congiure ...., allo scopo di trovarsi pronti, con i collegamenti giusti, quando sarà giunto il momento, da molti dei cortigiani giudicato imminente, in cui l’Augusto sarà costretto in un modo o nell’altro a lasciare il potere.» [ E. Galli Della Loggia, Corriere della sera, 3 marzo 2010] Quanto descritto in questi due paragrafi (ed anche nei successivi) ben lumeggia la situazione con la quale in questi giorni ci stiamo confrontando.

La cosiddetta “politica del fare” tanto strombazzata spesso “fare” non è o è “fare a ritmo mediatico” e con approssimazione populistica. Una politica che sta progressivamente spegnendo in molti la speranza ed induce una generale intossicazione che infetta ogni atto e relazione. Dove andare? Perché? Con chi? Per chi? Abbiamo il dovere, oltre che il diritto, di fermare questa deriva e riassumere responsabilità diretta del costruire e del creare le condizioni perché altri, poi, riescano a completare. Il ‘popolo di Dio’ - la Chiesa - deve essere in prima fila, rifiutare il ghetto nel quale viene spinto e dove irresponsabilmente alcuni fondamentalisti confessionali e fondamentalisti laicisti di fatto lo relegano; non accettare il ruolo di solo specialista in assistenza sociale che affianca chi ha il bastone di comando ed assistere passivo alla definizione delle regole di una Comunità che legge la parola ‘libertà’ come possibilità di operare per le proprie dirette accumulazioni edonistiche - tenendo conto di ogni altro componente della società solo se ciò di cui questi ha bisogno è compatibile con progetti ed obiettivi sottesi.

martedì 2 marzo 2010

• Le regole? Inciampi!

In questi giorni si aprono TV e giornali e ci colpisce un momento presente da sempre (o meglio da quando si vota sulla base di liste che gruppi di privati cittadini - raggruppati o meno nei partiti - presentanto al vaglio degli elettori): l'accettazione o meno da parte dei tribunali delle liste dei candidati sulla base delle regole che il Parlamento e chi gestisce il potere hanno rese universali per tutti i contendenti.

Questa volta fa più effetto perché due capisaldi di chi gestisce a stragrande maggioranza il Paese (oltre la metà dei parlamentari più degli altri nelle due Camere), Lombardia e Lazio, hanno smarronato. A quanto si capisce per eccesso di 'sicurezza', in un caso, e per propria implosione in atto, nell'altro. Entrambi i casi accompagnati, un po' ovunque, da defaillance di questo o di quello. Sembrano esenti i tre maggiori raggruppamenti di opposizione: PD, UDC e IDV, più attenti a non sbagliare o semplicemente consapevoli del valore di regole condivise.

Ma i due casi di Lombardia e Lazio, in particolare, sono espressione di una scarsa attenzione alle regole e danno l'impressione che le regole siano considerate un inciampo o poco più. Con particolare accentuazione in questi ultimi due anni di vita politica sono state accompagnate dalla diffusione capillare della corruzione nelle relazioni private e pubbliche (che colpisce ovunque) nonché dalla cultura anche formalmente accreditata del 'ghe pensi mi!', del 'sono l'uomo del fare', de 'il più forte deve avere le mani libere, sempre e comunque perché il vincente ha sempre ragione'.

Nonostante tutto questo, annota Luigi Accattoli nel suo blog: «“La Polverini a voi comunisti infami vi farà diventare polvere“: scritto col pennarello su una macchina distributrice di biglietti per i parcheggi, a Porta Pia, Roma Nomentano. Forse lo scrivente non lo sa ma il sapore della scritta è quaresimale: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai“.»

A chi in questi giorni dice - sottovoce o meno - di essere preoccupato per la nostra democrazia e per la convivenza civile della nostra Italia, faccio notare che, a mio parere, non è più sufficiente essere solo preoccupati, la deriva è in atto ed acquista sempre maggiore velocità. È necessario che insieme cerchiamo di spingere perché garanzie e specificità democratiche, di partecipazione attiva alla formazione delle decisioni e derive solidaristiche siano sempre più attive e vitali.


giovedì 25 febbraio 2010

• Cercare sempre percorsi illuminati dal Vangelo.

Un documento antimafia della Conferenza episcopale italiana non è una novità. Ricordate il ‘grido’ di Papa Wojtyla a Palermo? « Convertitevi e credete al Vangelo»! È dal 1989 che la denuncia del degrado imposto dalla criminalità organizzata nei territori che tiene sotto controllo e da varie sacche di uso distorto dello strumento ‘potere’ ha cessato di essere patrimonio solo di parroci e vescovi coraggiosi (alcuni dei quali ci hanno rimesso la vita), per trovare posto nei documenti dell’episcopato.

I vescovi italiani, ancora una volta, fanno appello perché l’insieme ecclesiale aiuti a crescere persone con capacità dirigente, in possesso di valori cristiani e capacità e voglia di operare in una realtà quotidiana nella quale convivono uomini e donne portatrici di culture diverse, spesso fra loro confliggenti. In questi giorni è rinnovato l’appello perché l’indicazione di Giovanni Paolo II contro la delinquenza organizzata e l’uso degradato dello strumento ‘potere’, anche a fini personali e di gruppo, non continui a tenere il nostro mezzogiorno ai margini e nel sottosviluppo.

I vescovi, cogliendo anche l’occasione delle prossime elezioni regionali e locali, premono sui partiti, tutti i partiti per convincerli a dare una prova effettiva di rinnovamento. Un richiamo a partiti, corpi intermedi (come le associazioni sindacali, sociali ed economiche) e loro soci, elettori e sostenitori: perché procedano ad una effettiva oculata e produttiva selezione rinnovando anche gli strumenti di partecipazione e formazione delle decisioni, anche locali, conquistando ogni giorno la loro estraneità al sistema politico-mafioso; troppo spesso questo appare come una sola cosa, e sembra condividere gli stessi obiettivi, contrari agli interessi della comunità.

Molti opinionisti, dato il momento, tirano per la giacca questa posizione: c’è chi ritiene che si tratti di una ferma presa di distanza dai politici di centro sinistra che hanno governato in questi ultimi anni i poteri regionali o da quelli che nel centro destra hanno mostrato contiguità col sistema criminale; altri un avvertimento a non lasciare soli i prossimi eletti così da divenire facile preda della criminalità organizzata; altri ancora per condizionare la formazione delle liste degli eleggibili.

Ma a mio parere i vescovi hanno voluto ribadire di non voler offrire coperture a chi si autopromuove ‘cattolico’. Pur tra incertezze e ‘stop and go’, cercano di rinfrescare il loro ruolo di primi 'custodi' e 'coltivatori'.

Molte le sfumature riscontrabili; un po’ dappertutto. Vogliono tener conto delle diverse radicalizzazioni indotte dalle culture presenti nei territori o in associazioni e movimenti di vario genere. Non dimenticando che ogni radicalizzazione comporta modi di agire ed essere isolati, non aperti - di fatto - al confronto e, quindi, incapaci di alimentare l’humus sul quale far crescere la capacità di essere ‘lievito’ e correggere le maggiori degenerazioni.

A questo proposito come non condividere il commento che mons. Diego Coletti ha rilasciato ad AZETA/febbraio 2010, pubblicazione della Cisl di Como? Tutta l’enciclica 'Caritas in veritate' «non solo offre spunti, ma è già un documento chiaro e preciso per orientare non soltanto l’agire economico, ma l’intera nostra vita. Basterebbe

fermarsi all'incipit: la carità nella verità - e con carità si intende caritas, ovvero amore - è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera. L’amore è una forza straordinaria che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. Sono le prime sei righe dell’enciclica e già ci dicono tutto. O ancora, al numero 36: l’attività economica mente. L’enciclica, in estrema sintesi, ci pone un enorme spunto di riflessione che, a cascata, orienta tutto il resto: quale idea abbiamo di uomo? E prima ancora: quale posto abbiamo riservato a Dio nella nostra vita? Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia… lo sviluppo non potrà che essere integrale, perché orientato alla persona. Sempre nelle pagine finali, il pontefice lo dice chiaramente: il maggiore ostacolo allo sviluppo è attualmente rappresentato dal venir meno dei valori umani, a sua volta ispirato dalla chiusura ideologica a Dio e dall’ateismo dell’indifferenza . Non pensiamo soltanto alla povertà scandalosa dei Paesi sottosviluppati. Guardiamo in casa nostra. Guardiamo cosa è accaduto con la crisi della finanza: quando gli investimenti assicuravano percentuali altissime di guadagno, qualcuno si è mai domandato a scapito di chi era possibile realizzare così tanto in così poco tempo? Non lasciamo “morire il prossimo”: tra i valori da recuperare mettiamo al primo posto la fraternità».




domenica 14 febbraio 2010

• L'on. Paola Binetti lascia il PD


Leggo su Yahoo di oggi che l’on. Binetti lascia il Pd e che l’on. Bersani avrebbe detto di essere dispiaciuto della scelta della discussa parlamentare dell'ala "teodem" del partito di centrosinistra, dopo la decisione del partito di sostenere la candidatura dell’on. Bonino a Presidente della Regione Lazio. On. Bersani:«So che a qualcuno potrà sembrare strano, ma lo dico sinceramente: l'allontanamento dell'onorevole Binetti è quello che mi dispiace di più».

Che i disagi derivanti dalla formazione del Partito Democratico sarebbero durati ed avrebbero prodotto effetti nel tempo, ne erano consapevoli tutti; trattandosi di un processo che avrebbe portato ad un confronto strettissimo tra due culture solide e radicate: quella cattolico-democratica e quella comunista (per di più questa nella fase terminale di digestione della pesante sconfitta storica delle esperienze del sovietismo in varia sfumatura e delle vicende da'Fattoria degli animali' ancora in corso in Cina). Ad esse si univa anche la ricerca di una dimensione politica credibile da parte di nuovi soggetti, che si accostavano per la prima volta alla finestra e che rifiutavano in nuce le esperienze gestionali delle altre due culture politiche. Disagi che in momenti di scelte operative ed elettorali non potevano che aggravarsi.

La scelta di alcuni soggetti a candidati Presidenti - coi rischi di cesarismo che gli attuali sistemi elettorali inducono - portavano a prevedibili conseguenze trovandosi in presenza di candidati che non rinunciavano a loro precedenti visioni ideologiche, ma anzi continuavano da tempo ad esaltarle. Il caso Lazio appartiene a questa categoria. L'on. Binetti - come altri casi in atto o manifestatisi da poco - lo confermano. Non solo ma i termini del problema sono ancor più sottolineati quando si ascoltano affermazioni come questa: l'on. Bersani sta accompagnando per la mano la fuoriuscita dei cattolici dal PD. Lo ha detto nei giorni scorsi a La7 un importante giornalista di Famiglia Cristiana

È fuor di dubbio che la dirigenza del PD, nelle sue varie espressioni, non può limitarsi ad atteggiamenti 'paciocconi' e dare la sensazione di assorbimento di chi non era DS, provocando fughe e perplessità nei vecchi popolari e nei nuovi soggetti aderenti al PD. Il PD non è - e non può essere - il 'grande DS', che distribuisce un po' di potere locale (laddove se ne ravveda la necessità e l'opportunità, come se ciò potesse esaurire il problema!). Gente che se ne va o si mette in temporanea posizione di attesa, non va con Berlusconi e compagnia, né si adatta facilmente ad equilibrismi alla ricerca di una sponda più tranquilla. Ma l'attuale dirigenza del PD non può stare a guardare con aria afflitta o di compatimento. Nel tempo si potrebbe arrivare all'eutanasia del PD.