giovedì 15 maggio 2008

• Consiglio d'Europa: NO AI COMMISSARI ROM

Era ora che qualcuno cominciasse a svegliarsi! 

Si prospetta con sempre maggior chiarezza un ulteriore impoverimento acristiano della nostra cultura; in piena sintonia con l'accezione che chi detiene il potere può fare qualsiasi cosa e chi non lo detiene è solo una pedina con la quale giocare e spostare  a piacimento. In sostanza gli uomini sono dei ‘birilli’ sui quali chi detiene la ‘boccia’ può tirare in qualsiasi momento, a suo piacimento ed a sue finalità. Si rompono? Si cerca il ricambio di diseredati. Nel mondo ce ne sono a tonnellate, purtroppo!I ‘birilli’ hanno autonoma capacità di intendere e volere, sono comunque capaci di un proprio discernimento? Che importa, la ‘boccia’ è la ‘boccia’!

Da sempre sono convinto che si può recuperare sicurezza non con le 'ronde' né con ghettizzazioni o distribuendo a pioggia pistole e simili aggeggi, ma governando i processi (anche complessi come quello della libera circolazione delle persone e delle cose nella Comunità Europea) e combattendo frontalmente lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo; aiutando i nostri compagni di viaggio - dovunque provengano e di qualsiasi cultura siano portatori - ad essere cittadini e non sudditi. Troppo spesso, anche nel nostro Paese, rileviamo di essere vittime, ed è drammaticamente vero. Ma ci dimentichiamo di essere anche carnefici (considerando i diversi e le persone di altre culture ed esperienze come delle pedine da muovere ed utilizzare a nostro piacimento da gettare al termine del loro uso. Alla cultura della centralità dell'Uomo e della solidarietà, stiamo sempre più sostituendo quella di una leadership assoluta (che tutto può ed è autorizzata a fare). Questo sottile veleno penetra ovunque, anche nei posti e negli atti più impensati. Nessuno brontoli, però. Se qualcuno trova solo la violenza, la degenerazione dai canoni di convivenza o la sopraffazione (anche nelle piccole cose di ogni giorno) e gli si offre come possibile e più diretta strada per recuperare spazi di vita, quelli dell’elemosina (nel migliore dei casi) o quelli che la nuova 'cultura' propone; una 'cultura' che di nuovo ha solo il nome. I delinquenti  scelgono di praticare la strada del marciume, stimolando l'accumulazione del peggio senza troppi complimenti. Devono essere isolati: o per guarirli o per impedire comunque l’epidemia. Concordo con Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa: il progettato commissario per l'emergenza rom 'si fonda su pregiudizi e non fa che perpetuarli' e completa: 'entrare in un Paese, anche illegalmente, non può essere considerato un crimine'. 



lunedì 12 maggio 2008

• Scudieri e genuflessioni

«(ANSA) - ROMA, 11 MAG - In apertura di Che tempo che fa, Fabio Fazio si e' scusato col pubblico e letto una nota del dg della Rai Cappon dopo le frasi di Travaglio. 'Il Direttore generale - ha letto Fazio - in relazione alle dichiarazioni rilasciate ieri da Travaglio', 'non solo si dissocia a nome della Rai e manifesta nei confronti del presidente del Senato la piu' alta considerazione e rispetto, ma non puo' che stigmatizzare un comportamento inaccettabile in qualsiasi programma del servizio pubblico'. Comportamento inaccettabile - prosegue la nota dell'azienda - 'che mette in campo critiche, insulti e affermazioni diffamanti senza alcuna possibilita' di contraddittorio'. Inoltre Fazio, dopo aver letto la sua dichiarazione gia' diffusa ha aggiunto: 'nel mio mestiere possono capitare incidenti di percorso, ma parole come 'trappola', 'macchinazione', 'complotto', non fanno parte del mio modo di lavorare, non esistono secondi fini: usare le parole e' un privilegio non un rischio ma non si puo' essere all'altezza di questo privilegio se non si corrono rischi'.»

Non sopporto il modo di fare 'giornalismo' di Santoro e Travaglio; soprattutto la frequente loro strumentalità. Offensivo negli atti e nel modo di porgerli Disperante in ogni sua manifestazione. Al di là dei contenuti (penso controllati ed approfonditi!), lo strumento dell'allusivo e della speculazione richiama un  modo di fare - sia che investa persone per bene o meno - inqualificabile: guardare dal buco della serratura, lanciare allusioni come cose dimostrabili o valutazioni ed ipotesi come atti dimostrati. Tutto questo, inevitabilmente, porta a porre l'attenzione negativa non sui 'colpiti' o sui 'colpevoli' ma su coloro che - anche a scopo positivo per democrazia e repubblica (e stavolta, in particolare, ne dubito) - lanciano accuse ed allusioni. Anche quando le loro parole sono rilevate da pubblicazioni, note spesso da tempo, e di cui nessuno ha contestato la correttezza. 

Inducono occasionali genuflessioni e perbenismi plateali, spesso ipocriti, degli uni o degli altri. Mi sembra che questo stia accadendo; e non mi riferisco né a Cappon né a Fazio. Come giustamente - secondo me - qualcuno sta osservando, il servizio pubblico, in particolare, non deve essere strumentale a questi giochi. Gli uni cercano di mettere alla berlina quelli che considera i 'nemici' o fa in modo che altri possano convincersi del peggio; gli altri sulla stessa materia fanno gli scandalizzati in caccia di spazi 'spendibili' nella gestione del potere. 

«È bene che si abbiano ben chiari i termini della questione che si è aperta in questi giorni con Marco Travaglio & c. e con quelle frange della sinistra televisiva che già sognano (in alternativa o in sequenza) girotondi elettronici e atti di martirio. Qui  non ci sono in ballo né la lotta alla mafia (che prosegue con buoni successi e alterni governi), né il buon nome di politici e cariche istituzionali (perfettamente in grado di difendersi e con tutti gli strumenti per farlo), né la libertà di stampa e di critica, che con buona pace di tutti non è mai venuta meno in Italia, né quando piangeva Berlusconi né quando piangevano le vittime dei suoi editti: è una libertà limitata dai suoi intrecci col potere politico, finanziario ed economico né più né meno che in tutte le democrazie occidentali (chiedere al Wall street journal), e chi non ci crede si accomodi a Mosca o a Caracas per apprezzare cosa sia la vera censura.» * 

I Santoro ed i Travaglio la smettano con certi metodi e comportamenti. La smettano i Gasparri di fare le mammolette: non lo sono e non lo sanno fare. 

Ma cosa c'è in ballo ? «La pretesa di una fazione intellettuale e giornalistica di condizionare e orientare l’agenda dell’opposizione ai governi della destra, ricattandola apertamente. Tanto più oggi, nell’imminenza dell’incontro fra Berlusconi e Veltroni, dobbiamo capire che c’è una lotta squisitamente politica da ingaggiare e vincere,» se non si vuole che il partito Democratico sia «trascinato in un deserto di iniziativa politica e di lucidità intellettuale, ricacciato all’indietro in una condizione minoritaria che renderebbe definitiva per anni la vittoria della destra nella testa e nelle coscienze degli italiani. L’offensiva politica contro il Pd di Veltroni si maschera dietro l’irresponsabilità e la pretesa neutralità della denuncia giornalistica. Puro pretesto.» *


* «...» Citazioni da Europa, articolo di Stefano Menichini


sabato 10 maggio 2008

• Illuminismo e dottrina sociale della Chiesa

Scrive Lucia Annunziata sulla Stampa del 10 maggio: «La rilettura in chiave non partigiana della nostra storia è estremamente necessaria alla compagine di centrodestra, perché solo questo passaggio culturale, l’abbandono dei moduli del ’900, può darle quel riconoscimento finale che ancora le manca per sentirsi - e essere sentita - classe dirigente dall’intero Paese. Nessun dialogo e nessuna collaborazione istituzionale potrebbero esistere senza gettare queste nuove fondamenta.»

Nell'immediato dopoguerra, di fatto, solo i cattolici (e non tutti!) avviarono questa riflessione ed operarono in coerenza. Non si può essere che contenti per il nostro Paese quando anche i comunisti di allora approdano - non opportunisticamente e dopo sessantanni - ad una analoga sponda. Il duro lavoro del confronto quotidiano nelle fabbriche e negli uffici, in tempi socialmente buoni ed altri molto meno, sta arrivando finalmente al traguardo dopo anni di sacrifici e di incapapcità a comprendersi. L'incertezza sulla onestà intellettuale di un analogo approdo da parte della destra fascista - almeno in me - non sono poche. Al di là delel occasionali genuflessioni (laiche o religose), sono molto diffidente. Vedo in quel mondo molto opportunismo finalizzato al consolidamento della conquista dello strumento potere. Potremo fare insieme una verifica - nei confronti di tutti - al momento delle riforme costituzionali, che questa volta sembra essere vicino. Non sarà un gioco: la cultura di derivazione illuministica - oggettivamente maggioritaria - vs quella cattolica di tipo tomistico. Due concezioni molto diverse delle relazioni in una Comunità. Forte concentrazione sugli strumenti , gli uni. Centralità dell'Uomo e sulla sua capacità di socialità e solidarietà, gli altri.

Colpisce nella giornalista - secondo me - l’incapacità, o la non volontà, di comprendere che siamo ancora (mutatis mutandis) di fronte a due culture non conciliate. Non è col solo aggettivo di ‘moderno’ che si esorcizzano le differenze. Sono solo aspetti quantitativi a fare la differenza. Importanti, certamente, ma non determinanti. La cultura illuministica che capitalismo e le sue interfacce propongono nelle varie rissose sfaccettature da oltre un secolo sembrano prevalere.  La dottrina sociale della Chiesa, peraltro poco conosciuta da molti (troppi! anche nel mondo cattolico, preti compresi) sta fortemente incidendo a livello globale, al di là delle quantità.


martedì 6 maggio 2008

• Verona, Torino. Il più pulito .......

«Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino «sono molto più gravi» di quanto accaduto a Verona. Così il presidente della Camera Gianfranco Fini (AN), interviene a Porta a Porta. In sostanza, dice, se dietro l’aggressione di Verona non c’è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista», un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso».

Ideologia della violenza gratificante a Verona: Un ragazzo assassinato. Ideologia di opposizione dura a ciò che si considera lontano dalla propria impostazione politica a Torino: Criminalizzazioni e voglia di linciaggio.

Rieccoli! Gli uni e gli altri. Una volta si diceva: il più pulito ....... ! 

I miei sono migliori dei tuoi. I tuoi sono più cattivi dei miei. 

Intanto assistevamo e cercavamo di reagire allo stragismo nero ed agli assalti, con omicidi di vario calibro, dei rossi. Violenza a gogò, dalla quale uscimmo con dolore e sacrifici soprattutto grazie alla compattezza  ed  alla tenuta del sindacato. I partiti tradizionali erano ormai alla frutta e riuscivano ancora a dire qualcosa sulla base della qualità organizzativa degli apparati. Le logiche (in qualche caso anche gli uomini) della P2 cominciavano ad imperversare. 

Tornano ad emergere le vecchie e distorte logiche mentali, culturali e politiche. Nelle recenti elezioni politiche abbiamo cominciato a renderci conto che negli ultimi quindici anni la situazione è divenuta assai più precaria di prima ed antiche pratiche rinverdite (magari col sostegno di norme elettorali ad hoc toscane o nazionali). 

Qualcuno ha cominciato a reagire: si va dall'astensione dal voto al mutamento radicale della propria tendenza elettorale (in quantità maggiori per gli uni rispetto agli altri), alla protesta per la protesta. Un gran rimescolio. 

C’è da essere parecchio preoccupati! Somiglia troppo ai primi fermenti italiani dello scorso secolo!




sabato 3 maggio 2008

• Disaffezione. Disincanto verso la politica. Per un vero dialogo tra le generazioni.

Sul CORRIERE DELLA SERA del 28 APRILE Gian Antonio Stella ha scritto un fondo significativo: «Dai bidelli agli onorevoli, un’Italia alla deriva, Privilegi intoccabili e tagli impossibili.» Ne porgo una breve sintesi ed un dialogo a distanza tra due amici. «Giorgio Napolitano ha ragione: «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni ». Ma certo questa ricucitura tra il Palazzo e i cittadini, necessaria come l’ossigeno per interrompere la deriva, sarebbe più facile se i partiti avessero tutti insieme cambiato quell’emendamento indecente infilato nell’ultimo decreto «mille proroghe» varato il 23 febbraio 2006 dalla destra berlusconiana, ma apprezzato dalla sinistra. Emendamento in base al quale «in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato». Col risultato che nel 2008, 2009 e 2010 i soldi del finanziamento pubblico ai partiti per la legislatura defunta si sommeranno ai soldi del finanziamento pubblico del 2008, 2009 e 2010 previsto per la legislatura entrante. Così che l’Udeur di Clemente Mastella incasserà complessivamente 2 milioni e 699.701 euro anche se non si è neppure ripresentata alle elezioni. E con l’Udeur continueranno a batter cassa, come se fossero ancora in Parlamento, Rifondazione comunista (20 milioni e 731.171 euro), i Comunisti italiani (3 milioni e 565.470), i Verdi (3 milioni e 164.920). (...) E sarebbe più facile se i 300 milioni di euro incassati nel 2008 dai partiti sulla base della legge indecorosa che distribuisce ogni anno 50 milioni di rimborsi elettorali per le Regionali (anche quando non ci sono), più 50 per le Europee (anche quando non ci sono), più 50 per le Politiche alla Camera (anche quando non ci sono: quest’anno doppia razione) e più 50 per le Politiche al Senato (doppia razione) non fossero un’enormità in confronto ai contributi dati ai partiti negli altri Paesi occidentali. (...) Certo che ha ragione Napolitano, a mettere in guardia dai rischi dell’antipolitica. Ma cosa dicono i numeri? Che la legge attuale, che nessuno ha voluto cambiare, spinge i partiti a spendere sempre di più, di più, di più. Per la campagna elettorale del ’96 An investì un milione di euro e fu rimborsata con 4, in quella del 2006 ne investì 8 e ne ricevette 64. E così tutti gli altri, dai diessini ai forzisti. Con qualche caso limite come quello di Rifondazione: 2 milioni di spese dichiarate, 34 incassati. Rimborsi per il 2008? C’è da toccar ferro. (...) «Un fantastilione di triliardi di sonanti dollaroni». Ecco a parole cos’hanno tagliato, se vogliamo usare l’unità di misura di Paperon de’ Paperoni, dei costi della politica. A parole, però. Solo a parole. Nella realtà è andata infatti molto diversamente.» «Almeno una porcheria, i cittadini italiani si aspettavano che fosse spazzata via. Almeno quella. E cioè l’abissale differenza di trattamento riservata a chi regala soldi a un partito piuttosto che a un’organizzazione benefica senza fini di lucro. È mai possibile che una regalia al Popolo della Libertà o al Partito democratico, a Enrico Boselli o a Francesco Storace abbia diritto a sconti fiscali fino a 51 volte (cinquantuno!) più alti di una donazione ai bambini leucemici o alle vittime delle carestie africane? Bene: quella leggina infame, che avrebbe dovuto indignare Romano Prodi e Silvio Berlusconi e avrebbe potuto essere cambiata con un tratto di penna, è ancora là. »

  Mi ha scritto l’amico C., (taccio ogni altro riferimento perché non sono autorizzato a rivelarne il nome) e ne è venuto fuori uno scambio privato molto stimolante, credo, per tutti; certamente per me. Lo offro perché può esserci di aiuto all’approfondimento e - spero - contribuire alla costruzione di un qualche cosa. Come dicevano i miei vecchi: non possiamo aspettare che caschi il fico dall'albero!

C. «Bello e, purtroppo, amaramente stimolante l'articolo di Stella  sul finanziamento pubblico ai partiti. Oltre alla drammatica pesantezza finanziaria e morale della scelta (bipartisan ?) di erogare i contributi (rimborsi) elettorali (elevatissimi) delle elezioni del 2001 anche per il 2008, 2009, 2010 ( come se la legislatura non fosse finita prima della scadenza) sommandoli a quelli dovuti (a termini di legge) per gli stessi anni anche per le elezioni politiche del 2008 , c'è da fare una riflessione politica. I partiti, gonfiati dai contributi statali più alti d'Europa, somministrati, per di più, per i prossimi tre anni, anche in doppia razione, non solo non sono più capaci di suscitare la partecipazione dei cittadini, ma non ne hanno bisogno. In altri termini, sulla questione del finanziamento pubblico ai partiti, in misura dilatata, come in Italia, si finisce, forse involontariamente, per determinare un modello di fatto del partito politico moderno ben diverso da quelli di cui si parla nei dibattiti e ben diverso da quello che la gente vorrebbe. Un modello di partito-azienda, che incamera finanziamenti e occupa schiere di consulenti/collaboratori, che passa da una campagna elettorale all'altra e che non sa più che farsene dei militanti e della partecipazione, se non per la propaganda elettorale. Una istituzione parastatale, dipendente dal finanziamento statale e quindi indifferente alla rappresentanza, la cui crisi è, invece, il vero problema della politica italiana. Quando ci renderemo conto della necessità ed urgenza di discutere di questi temi, per cambiare qualcosa, invece di ripercorrere riti e dibattiti triti, scontati e inutili ? »

E. «Aggiungo a quanto tu hai detto che l'avere accettato, di fatto, le logiche ademocratiche ed apartecipative del partito 'manageriale' (troppo spesso senza alcun correttivo, con ciò favorendo la deriva autoritaria in atto da tempo) dimostrano quanto regresso abbiamo fatto in questi ultimi 20 anni. I problemi della gestione del potere prevaricano decisamente quelli della partecipazione e del coinvolgimento critico. Incertezze, incapacità ed impreparazione hanno condotto ad una situazione inaccettabile. Ma non è più sufficiente criticare e basta. Partiamo pure dai problemi di tutti i giorni e su quelli misuriamoci, ma assumiamo con decisione ed urgenza una revisione degli strumenti che sovrintendono alla formazione delle decisioni. I pochi giovani che stanno cercando affannosamente di darsi da fare non possono stare per troppo alla finestra senza logorarsi ed abbandonare, impoverendo ulteriormente il quadro complessivo. »

C. «Concordo con la tua diagnosi e le tue preoccupazioni. E' tempo di  assumere  iniziative innovative e responsabili.  I percorsi per costruire il futuro vanno inventati con coraggio e fantasia. Come diceva  un grande poeta  sudamericano : è camminando che si fa la strada.»


venerdì 2 maggio 2008

• «Non perdete la fiducia, credete nel futuro»!

Le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, coi loro soci (lavoratori, lavoratrici e pensionati) - in occasione della fiaccolata del 1 maggio - hanno centrato tutta l’attenzione sul tema della sicurezza e delle morti sul lavoro.

Gli incidenti sul lavoro rappresentano qualcosa di intollerabile e indecoroso per il Paese un drammatico segnale che il sistema non funziona.

Morti quasi ogni giorno. «Il loro numero è deprimente, scoraggiante. Un costo aggiuntivo insostenibile» aggiungeva un piccolo imprenditore. «Le norme sono importanti ma si deve puntare di più sulla selezione delle imprese, proprio per salvaguardare il lavoro e le imprese stesse, quelle serie.», dice Bonanni della Cisl.

Il mondo del lavoro livornese, come confermato dagli interventi sindacali alla Terrazza Mascagni, si sta confrontando con la nuova organizzazione del lavoro (troppo spesso impropriamente utilizzata per illegalità varie, dal lavoro nero e grigio al ricatto del sotto salario); con la debolezza della formazione; con insicurezze ed incertezze che affliggono persone e famiglie; con giovani e meno giovani alle prese con deficit di speranza sempre più gravi. I problemi erano sotto gli occhi di tutti, ed anche in questa occasione venivano denunciati: problemi di un tessuto uma

no e civile che va sempre più indebolendosi e smagliandosi. Non basta più abituarsi a convivere con i problemi, ma è urgente trovare i mezzi per uscire dalle emergenze.

L’ultima volta che a Livorno capoluogo assistemmo ad una pubblica celebrazione del primo maggio, mi pare fosse il 1975. Momento nel quale forte era la tensione morale e civile in tutta la Comunità cittadina. Nonostante ciò, quattro gatti in corteo con banda cittadina in testa. All’epoca se un corteo a Livorno era sotto i mille partecipanti era considerato da tutti un fallimento! Ma, da sempre, il primo maggio era - anche per i più sensibili ed attivi - il momento del rilassamento, della famiglia e degli amici. I problemi e le tensioni, anche le più delicate, dovevano andare 

al giorno dopo.

Negli ultimi sei anni, la diocesi, con gli amici delle ACLI, lo hanno celebrato pubblicamente con momenti di veglia e preghiera. Anche l’anno scorso: in ricordo dei morti sul lavoro.

Quest’an

no Cgil, Cisl e Uil territoriali hanno voluto riaccreditare uno strumento semplice per sottolineare la quotidiana testimonianza e confermare pubblicamente, a soci e non soci, l’impegno al sostegno dei più gravi problemi, locali o nazionali.

Si cammina da piazza Mazzini alla terrazza Mascagni. Dice qualcuno: saremo duecento, compresa una ventina di extracomunitari con le loro bandiere! Qualche altro: manifestazione poco preparata e caldeggiata! Ma le fiaccole erano lì, portate da partecipanti consapevoli e coinvolti; che sospendevano per un momento il relax e, magari, erano lì con la giovane moglie ed il figlio in carrozzina, come un amico albanese che ci camminava a fianco. Il momento che  si viveva lo richiedeva, insieme a tanti altri atti di ogni giorno che lavoratori e lavoratrici, nel sindacato, costruivano insieme. PIÙ CERTEZZE. PIÙ SICUREZZA MENTRE SI LAVORA. PIÙ REDDITO PER PORRE DEI LIMITI ALL’INCOMBENTE POVERTÀ. PIÙ AUTONOMIA DI RUOLO PER IL BENE COMUNE.

Le parole indirizzate dal vescovo Simone sostenevano questa ‘ripresa’. Gestori dei poteri della società «fate del bene comune la vostra missione, il vostro fine, la vostra meta. Mettete in campo ogni energia per garantire ai cittadini di questo paese un domani migliore.»! Lavoratori: «non perdete la fiducia, credete nel futuro.»!


giovedì 1 maggio 2008

• Post elezioni 2008. Il recupero del dialogo come metodo?

• Un mio carissimo amico (Luca) ha scritto in questi giorni: «Il pericolo di questa deriva a dx è a mio avviso culturale: pacificazioni nazionali, appannamento della Resistenza e dei suoi valori, individualismo sfrenato, profitto come unico valore della civiltà moderna, ....»

• Anch'io, come lui e molti altri, sono assai diffidente sulla volontà di dialogo e di superamento di recenti ed antichi cascami di totalitarismi ed autoritarismi, tipici della cultura degli uomini della destra italiana; giudicata a livello europeo tra le meno aperte e disponibili al cambiamento. Molti aggiungono la parola 'finora'. Credo che si debba nutrire questa speranza di rinnovamento per il futuro del Paese, ma anche essere molto, ma molto, prudenti. 

• Ho molte preoccupazioni, se penso ai conflitti, non risolti, tra le varie componenti dell'ammucchiata di destra. Non dimentico che, al momento, si sono semplicemente spartita l'Italia tra componenti di LEGA, MPA ed AN  con amalgama affidato al tipo di gestione berlusconiana del potere istituzionale (e non) ed alla ‘intelligenza’ tecnica di intervento di alcuni specialisti gravitanti nella sua orbita. È così vero che, mentre Schifani per il senato si è limitato ad affermazioni poco più che rituali, Fini (che ha 'subìto' - non dimentichiamolo - l'aggregazione di AN con FI, pr

oprio mentre era al massimo del conflitto con Berlusconi, considerato quasi al termine del suo percorso) per la Camera ha sentito la necessità di mettere alcuni punti sulla "i". 

• Punto di riferimento: il recupero del dialogo come metodo. Come sottolinea Angelo Panebianco sul CORRIERE DELLA SERA di oggi, «Col suo discorso Fini ha inteso [....] definire, dal suo punto di vista, l’identità del nuovo centrodestra.» 

- «In nome del principio della laicità delle istituzioni, il Parlamento deve riconoscere il ruolo della religione cristiana come cemento dell’identità culturale italiana. »

- «Dopo avere reso omaggio alla Liberazione e alla riconquistata libertà, Fini ha sostenuto che oggi la minaccia non viene più dai totalitarismi ma dal relativismo culturale e morale. »

- Il ringraziamento a «due ex presidenti della Repubblica, Cossiga e Ciampi (ma, significativamente, non a Scalfaro) per il contributo che diedero all’abbattimento degli steccati lasciati dalla storia e alla ricostituzione di una me

moria condivisa.» «Ci aspettano di sicuro altre divisioni ma non più quelle del passato.» 

- «Necessità di un accordo fra maggioranza e opposizione sulle riforme. Più che un richiamo rituale è stata un’implicita presa di posizione contro tendenze di segno contrario che potrebbero facilmente manifestarsi. Alcune delle condizioni che giocavano a favore di un dialogo costruttivo fra maggioranza e opposizione si sono infatti indebolite.» 

• L'eliminazione della sinistra dal Parlamento pone molti problemi di gestione del Paese a livello periferico, spesso aggravando situazioni già precarie. Il PD ha davanti a sé più tempo per definire meglio il proprio processo unificatorio, ora in fase molto avanzata - ma anche molto delicata. Deve precisare meglio i contorni del nuovo percorso culturale e gli obiettivi 'civili' che ne hanno caratterizzato la promozione. Deve superare con chiarezza ogni logica da 'comandante in capo' - affidata ai suoi leaders come elemento residuale di culture obsolete (totalitarismi e centralismi di varia natura e provenienza), che ne sta minando capacità e potenzialità. Ha rincorso, in quest'ultima fase un po' troppo, logiche 'illuministe' e scarsamente democratico-partecipative come quella statunitense o francese alle quali improvvisati innovatori fanno riferimento.